Ascoltare musica aumenta la creatività?

La visione popolare secondo cui la musica aumenta la creatività è stata messa alla prova dai ricercatori che affermano che in realtà abbia l’effetto opposto. Gli psicologi dell’Università del Lancashire centrale, dell’Università di Gävle in Svezia e della Lancaster University hanno studiato l’impatto della musica di sottofondo sulle prestazioni presentando alle persone problemi verbali di intuizione che si ritiene possano attingere alla creatività. Hanno scoperto che la musica di sottofondo ha compromesso in modo significativo la capacità delle persone di completare le attività testando la creatività verbale – ma non c’era alcun effetto sul rumore di fondo di una libreria. Ad esempio, a un partecipante sono state mostrate tre parole (ad esempio, abito, quadrante, fiore), con l’esigenza di trovare una singola parola associata (in questo caso “sole”) che può essere combinata per creare una parola o una frase comune (es. , prendisole, meridiana e girasole). I ricercatori hanno usato tre esperimenti che coinvolgono compiti verbali in un ambiente tranquillo o esposti a:

Musica di sottofondo con testi stranieri (non familiari) Musica strumentale senza testi Musica con testi familiari

Hanno trovato prove evidenti di prestazioni alterate durante la riproduzione di musica di sottofondo rispetto a condizioni di fondo silenziose. I ricercatori suggeriscono che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che la musica interrompe la memoria di lavoro verbale. Il terzo esperimento – l’esposizione alla musica con un testo familiare – ha limitato la creatività, indipendentemente dal fatto che la musica abbia anche stimolato l’umore, indotto uno stato d’animo positivo, sia piaciuto ai partecipanti, o se i partecipanti in genere abbiano studiato in presenza di musica. Tuttavia, non vi era alcuna differenza significativa nelle prestazioni dei compiti verbali tra le condizioni di rumore silenzioso e di libreria. I ricercatori affermano che ciò è dovuto al fatto che il rumore delle biblioteche è un ambiente “stazionario” che non è così dirompente. Per concludere, i risultati qui sfidano la visione popolare secondo cui la musica migliora la creatività, e invece dimostrano che la musica, indipendentemente dalla presenza di contenuti semantici (nessun testo, testo familiare o testo non familiare), disturba costantemente la performance creativa nella risoluzione dei problemi.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Background music stints creativity: Evidence from compound remote associate tasks” by Emma Threadgold, John E. Marsh, Neil McLatchie, and Linden J. Ball in Applied Psychology: An International Review. Published February 2 2019.

Immagine: music now (LOUI JOVER)

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Laura Parise ha detto:

    Sono completamente d’accordo con i ricercatori per quanto sperimentato personalmente. La musica distrae, sopratutto se nota. Infatti non ho mai capito chi, diceva che per studiare aveva bisogno della musica in sottofondo.

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    1. Effettivamente è difficile mantenere la concentrazione con un motivo che si ficca nella testa…

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  2. Maria ha detto:

    Interessante! Pensavo la stessa cosa di Laura

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  3. Francesca Dono ha detto:

    beh…A volte la scienza ha necessità di verificare più volte certe teorie. La musica è una lingua che meglio si avvicina all’universalità e questo non credo sia da sottovalutare: soprattutto se ascoltata come soffice sottofondo. Moto volatile del suono. Di solito la verità sta sempre a metà . Dipende dalle situazioni. Nel processo creativo può essere uno stimolo. Nella sala chirurgica ,forse, è preferibile la massima concentrazione…..etc…

    P.S.
    Da ragazza ho sempre studiato con la musica senza problemi

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    1. Non che l’articolo sminuisca il valore della musica, ma è possibile che in alcuni percorsi creativi la musica possa essere di aiuto ed in altri possa essere poco produttiva. Comunque lo studio era volto a verificare se la musica aumentasse la creatività, quindi non contraddice il fatto che tu abbia sempre studiato con la musica in sottofondo senza problemi. Detto questo, è vero che per confermare un risultato sperimentale c’è bisogno di tante conferme. Ciao Francesca!

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  4. Straight To The Music Blog ha detto:

    verissimo!

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