Le origini dell’empatia

I ricercatori del Max Planck Institute e del Santa Fe Institute hanno sviluppato un nuovo modello per spiegare le origini evolutive dell’empatia e di altri fenomeni correlati, come il contagio emotivo e lo sbadiglio contagioso. Il modello suggerisce che l’origine di un’ampia gamma di risposte empatiche risiede nella simulazione cognitiva. Sposta l’attenzione teorica da un approccio top-down che inizia con la cooperazione a uno che inizia con un singolo meccanismo cognitivo. I modelli teorici standard delle origini dell’empatia tendono a focalizzarsi su scenari in cui il coordinamento o la cooperazione sono favoriti. I ricercatori hanno esplorato la possibilità che i processi cognitivi sottostanti un’ampia gamma di risposte empatiche – tra cui contagio emotivo, sbadigli contagiosi e patologie come l’echraxia (ripetizione compulsiva dei movimenti altrui) ed ecolalia (ripetizione compulsiva del discorso altrui) – potrebbe evolversi in assenza della selezione parentale o di qualsiasi altro meccanismo che favorisca direttamente la cooperazione o il coordinamento. Gli studiosi hanno postulato che gli animali, inclusi gli umani, possono impegnarsi nell’atto di simulare la mente degli altri. Non possiamo leggere altre menti: sono come scatole nere per noi. Ma tutti gli agenti condividono “scatole nere” quasi identiche con membri della loro specie e eseguono costantemente simulazioni su ciò che altre menti potrebbero fare. Questa simulazione in atto dell’attore non è necessariamente orientata alla cooperazione: è solo qualcosa che gli uomini e gli animali fanno spontaneamente. Un esempio di questo processo è rappresentato dai neuroni specchio: è noto da tempo che gli stessi neuroni impegnati nella pianificazione di un movimento della mano vengono utilizzati anche quando osservano il movimento delle mani degli altri. I neuroscienziati si chiedevano quali sarebbero state le conseguenze se avessero esteso quel processo di comprensione a qualsiasi interazione sociale. Quando hanno modellato i risultati radicati nella simulazione cognitiva, hanno scoperto che gli attori impegnati nella simulazione dell’attore producono una varietà di sistemi tipicamente spiegati in termini di cooperazione o selezione di parentela. Hanno anche scoperto che un osservatore può occasionalmente coordinarsi con un attore anche quando questo risultato non è vantaggioso. Il loro modello suggerisce che i sistemi empatici non si evolvono solo perché gli agenti sono disposti alla cooperazione e alla selezione dei correlati. Si evolvono anche perché gli animali simulano gli altri per immaginare le loro azioni. L’origine stessa dell’empatia può risiedere nella necessità di comprendere gli altri individui. Le loro scoperte cambiano completamente il nostro modo di pensare sugli esseri umani e sugli animali. Il loro modello è basato su un singolo meccanismo cognitivo che unifica un’ampia serie di fenomeni sotto un’unica spiegazione. Pertanto, ha un’importazione teorica per una vasta gamma di settori, tra cui psicologia cognitiva, antropologia, neuroscienze, sistemi complessi e biologia evolutiva. Il suo potere deriva sia dalla chiarezza unificante sia dal suo interesse teorico nei limiti della cooperazione come cornice esplicativa.

Daniele Corbo

Bibliografia: “The complexity of understanding others as the evolutionary origin of empathy and emotional contagion” Fabrizio Mafessoni & Michael Lachmann
Scientific Reports volume 9, Article number: 5794 (2019)

Immagine: Empathy (Serena Bona)

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. titti onweb ha detto:

    Mia alleata! Buongiorno Daniele …. sempre grazie🙏 interessante questo post

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    1. Grazie cara! immagino quanta empatia tu abbia… buona giornata!

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