Come Internet potrebbe cambiare il cervello

Un team internazionale di ricercatori della Western Sydney University, della Harvard University, del Kings College, dell’Università di Oxford e dell’Università di Manchester hanno scoperto che Internet può produrre alterazioni acute e prolungate in specifiche aree cognitive, che possono riflettere cambiamenti nel cervello, influenzando la nostra capacità d’attenzione, processi di memoria e interazioni sociali. In una prima pubblicazione, pubblicata su World Psychiatry – la rivista di ricerca psichiatrica leader a livello mondiale, i ricercatori hanno studiato le principali ipotesi su come Internet possa alterare i processi cognitivi, e hanno ulteriormente esaminato la misura in cui queste ipotesi sono state supportate da recenti scoperte di psicologia, ricerca psichiatrica e neuroimaging. L’ampio studio ha combinato le prove per produrre modelli su come Internet potrebbe influenzare la struttura del cervello, la funzione e lo sviluppo cognitivo. I risultati chiave di questo rapporto sono che gli alti livelli di utilizzo di Internet possono effettivamente avere un impatto su molte funzioni del cervello. Ad esempio, il flusso illimitato di richieste e notifiche da Internet ci incoraggia a mantenere costantemente l’attenzione divisa su vari aspetti e quindi, a sua volta, può ridurre la nostra capacità di mantenere la concentrazione su un singolo compito. Inoltre, il mondo online ora ci presenta una risorsa straordinariamente ampia e costantemente accessibile per fatti e informazioni, senza approfondimenti. Dato che ora abbiamo la maggior parte delle informazioni reali del mondo letteralmente a portata di mano, questo sembra avere il potenziale per iniziare a cambiare i modi in cui archiviamo e persino valutiamo fatti e conoscenze nella società e nel cervello. La recente introduzione e l’adozione diffusa di queste tecnologie online, insieme ai social media, è anche fonte di preoccupazione per alcuni insegnanti e genitori. Le linee guida 2018 dell’Organizzazione mondiale della sanità raccomandavano che i bambini piccoli (2-5 anni) fossero esposti a un’ora al giorno, o meno ai display elettronici. Tuttavia, il rapporto ha anche rilevato che la stragrande maggioranza della ricerca che esamina gli effetti di Internet sul cervello è stata condotta negli adulti – e quindi sono necessarie ulteriori ricerche per determinare i benefici e gli svantaggi dell’uso di Internet nei giovani. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, evitare i potenziali effetti negativi potrebbe essere tanto semplice quanto assicurare che i bambini non si perdano in altre attività cruciali di sviluppo, come l’interazione sociale e l’esercizio fisico, trascorrendo troppo tempo sui dispositivi digitali. Per questo, ora ci sono anche una moltitudine di app e programmi software disponibili per limitare l’uso di Internet e l’accesso su smartphone e computer – quali genitori e tutori possono usare per mettere alcune regole “familiari” intorno al tempo speso per dispositivi personali, e anche i tipi di contenuti coinvolti. Accanto a questo, parlare ai bambini spesso di come le loro vite online li influenzano è anche importante – sperare di identificare i bambini a rischio di cyberbullismo, comportamenti di dipendenza o persino sfruttamento – e quindi di consentire interventi tempestivi per evitare esiti avversi. Il bombardamento di stimoli via Internet, e la conseguente attenzione divisa comunemente vissuta, presenta una serie di preoccupazioni in quanto ha la capacità di alterare sia la struttura che il funzionamento del cervello e potenzialmente altera anche il nostro tessuto sociale. Per ridurre al minimo i potenziali effetti negativi dell’uso di Internet multitasking ad alta intensità, sarebbero necessari la consapevolezza e la pratica di messa a fuoco, insieme all’utilizzo di tecniche di “igiene di Internet “(ad esempio riduzione del multitasking online, comportamenti ritualistici di “controllo” e attività serale online) ed impegnarsi di più in interazioni di persona. I risultati di questo documento mettono in evidenza quanto ancora dobbiamo imparare sull’impatto del nostro digitale mondo sulla salute mentale e sulla salute del cervello. Ci sono certamente nuovi potenziali benefici per alcuni aspetti della salute, ma dobbiamo bilanciarli con i potenziali rischi. È chiaro che Internet ha drasticamente modificato l’opportunità per le interazioni sociali e i contesti in cui le relazioni sociali possono avere luogo. Quindi, è ora fondamentale comprendere il potenziale per il mondo online di alterare effettivamente il nostro funzionamento sociale e determinare quali aspetti del nostro comportamento sociale cambieranno e quali no.

Daniele Corbo

Bibliografia: “The “online brain”: how the Internet may be changing our cognition”. Joseph Firth, John Torous, Brendon Stubbs, Josh A. Firth, Genevieve Z. Steiner, Lee Smith, Mario Alvarez‐Jimenez, John Gleeson, Davy Vancampfort, Christopher J. Armitage, Jerome Sarris. World Psychiatry.

Immagine: Primates Computer (Matthieu Cowad)

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Harley ha detto:

    Parlei piu’ di informazioni, di flusso di informazioni che arrivano al cervello sotto forma di dati ingestibili perchè la quantità di tali dati è deleteria.

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    1. Si, è necessario del tempo per far sedimentare e decantare le informazioni che riceviamo. Quando sono troppe il cervello non riesce a gestirle.

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  2. E’ una triste narrazione. Ciò dimostra che l’essere umano non può andare oltre i suoi limiti naturali, che la sua evoluzione mentale richiede – oggi come al tempo dei grandi pensatori (sia occidentali che orientali) – la lentezza della riflessione per poter acquisire consapevolezza di sé e del mondo circostante. Le informazioni devono avere il tempo di sedimentarsi, di essere elaborate personalmente per aiutare l’orientamento personale. Come asserisce HARLEY nel suo commento precedente, che pienamente condivido, è la QUANTIA’ di dati che arrivano al cervello ad essere devastante; aggiungerei anche la RAPIDITA’ CON CUI ARRIVANO, senza pause. E’ come una coazione a ripetere. Forse c’è bisogno di un ritorno alla filosofia per liberarsi e dare un qualche senso a tutto questo rovinoso comportamento generale di cui la Scienza sta sì accorgendosi, e lo segnala in numerosi modi, ma non sa e forse non può contrastare proprio perché il fenomeno è di massa e chi si lascia catturare completamente da internet non ne ha consapevolezza e non può difendersi. Mah! Chissà verso cosa stiamo andando…

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    1. La filosofia, la meditazione, la natura con i suoi silenzi sono fondamentali per il benessere e per una società sana, invece la direzione è sempre più quella della velocità, del sovraccarico di informazioni, del rumore di fondo. Occorre educazione alla noia, alla lentezza e alla riflessione.

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      1. E’ proprio così. Grazie per la risposta sempre puntuale

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