Gli atteggiamenti verso gli altri sono contagiosi?

Se dovessi incontrare due nuove persone, e notassi che gli altri sono più amichevoli verso una di quelle persone, anche tu preferiresti quella persona più dell’altra? Un nuovo studio della Northwestern University ha esaminato se le persone possono acquisire atteggiamenti verso altri individui dai segnali non verbali che sono diretti verso di loro. Questo è importante perché spesso non stiamo pensando esplicitamente ai segnali non verbali che le persone mostrano. Quindi potremmo raccogliere messaggi dai segnali non verbali nel nostro ambiente di cui non siamo nemmeno a conoscenza. I ricercatori hanno scoperto che dopo che le persone hanno guardato un breve video muto di individui che interagivano, hanno acquisito atteggiamenti nei confronti degli individui nel video in base ai segnali non verbali che venivano visualizzati nei loro confronti. Ciò era vero per gli atteggiamenti di cui le persone erano esplicitamente consapevoli, ma ciò influiva anche sui loro atteggiamenti impliciti. Ciò significa che le persone sono state più veloci nell’associare l’individuo che ha ricevuto segnali non verbali positivi con cose buone, rispetto all’individuo che ha ricevuto segnali non verbali negativi. Questo è stato particolarmente interessante perché la maggior parte dei  partecipanti non pensava che i segnali non verbali mostrati verso gli individui nei video influenzassero i loro atteggiamenti. Solo circa il 30% delle persone ha indicato che il modo in cui gli individui sono stati trattati ha influenzato i loro atteggiamenti nei loro confronti. Ciò ha importanti implicazioni per il modo in cui le persone danno un senso ai messaggi non verbali a cui sono esposte nella vita di tutti i giorni. Questi risultati suggeriscono che quando vediamo le persone meno amichevoli nei confronti di un individuo rispetto a un altro, spesso attribuiamo l’ostilità al destinatario di tale atteggiamento, senza pensare che magari possa essere una prerogativa o uno stato d’animo della persona che manifesta ostilità. Crediamo che ci piacciano meno perché non sembrano essere molto amichevoli, quando in realtà sono gli altri a non essere molto amichevoli con loro. Si potrebbe pensare che sia possibile che questa ricerca possa anche gettare le basi per la comprensione dei pregiudizi di gruppo. Questi studi si basano su precedenti lavori che dimostrano che gli atteggiamenti nei confronti dei gruppi razziali possono essere influenzati da segnali non verbali. Ad esempio, i bianchi negli Stati Uniti che osservano i bianchi che mostrano segnali non verbali negativi verso i neri tendono a continuare a mostrare più pregiudizi anti-neri rispetto a quelli che sono stati esposti a segnali positivi non verbali diretti verso una persona di colore. Queste scoperte suggeriscono che, anche in contesti in cui gli atteggiamenti delle persone verso gli altri sono relativamente neutri, i segnali non verbali che osservano possono creare nuovi atteggiamenti verso altri sconosciuti. Ciò ha importanti implicazioni per la nostra comprensione di come sviluppiamo pregiudizi nei confronti dei gruppi sociali e dovrebbe far pensare a come basti davvero poco per far nascere un pensiero negativo verso una persona o addirittura un intero gruppo.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Are Attitudes Contagious? Exposure to Biased Nonverbal Signals Can Create Novel Social Attitudes”. Allison L. Skinner, Sylvia Perry. Personality and Social Psychology Bulletin. 

Immagine: Pride and prejudice (Kseniya Scher)

25 commenti Aggiungi il tuo

  1. Maria Di Lanno ha detto:

    Interessante… come se l’inconscio memorizzasse questi “esempi” e poi li riproduce inconsapevolmente.

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    1. è un apprendimento involontario che viene subito messo in pratica.

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      1. Maria Di Lanno ha detto:

        Già… forse c’è un certo collegamento anche con i bambini che non dovrebbero giocare con videogame che incitano la violenza

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      2. non è proprio la stessa cosa, però grazie per lo spunto di riflessione, cara.

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      3. Maria Di Lanno ha detto:

        Figurati ☺ ho detto forse proprio perché non ne ero sicura

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      4. Maria Di Lanno ha detto:

        Un bacio a te! 😄

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      5. redbavon ha detto:

        Permettimi di cogliere questo “spunto di riflessione” al volo. Sai quanto mi stia a cuore questo tema e ne scrivo.
        Forse il termine “incitare” è stato usato impropriamente (altrimenti è frutto del pregiudizio di cui hai scritto in questo post). Non esistono videogiochi che “incitino” alla violenza, bambini, ragazzi o adulti che siano. In un recente studio commissionato dal governo statunitense sono stati analizzati un gran numero di studi scientifici sul nesso di possibile causalità tra videogiochi e violenza. Tra le conclusioni vi è l’evidenza di errate metodologie applicate agli studi che affermavano l’esistenza di tale nesso e che tutt’al più si può riscontrare la maggiore frequenza di comportamenti anti-sociali in soggetti esposti eccessivamente ai videogiochi con contenuti violenti (e spesso non adatti alla loro età). Non esistono videogiochi “violenti”; ne comprendo la scorciatoia dialettica, ma alla lunga tende a essere utilizzata senza pensare al significato, senza conoscerne gli aspetti, insomma ad alimentare un pregiudizio. Esistono videogiochi con contenuti violenti, la cui presenza è espressa con le etichette PEGi, ESRB e CERO sulle confezioni, e che – a prescindere da tali avvisi – va sempre valutata da un adulto in caso di fruizione di un minore. Non esistono videogiochi che “incitano” alla violenza i bambini, esistono adulti che sottovalutano la capacità di coinvolgimento di questo medium perché non lo conoscono e rifiutano di conoscerlo (=pregiudizio). Come per tutte le attività umane l’eccesso di esposizione o di utilizzo può causare effetti negativi o – più correttamente – accelerare effetti dannosi e comportamenti anti-sociali su soggetti in specifiche situazioni personali, familiari, sociali e perfino economiche.
        Perdona lo sproloquio, ma se in un post si scrive di prevenire i pregiudizi, non riesco a sopportare che se ne paventi uno.

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      6. Scusami se non ho replicato adeguatamente io per mancanza di tempo (ero quasi certo che l’avresti fatto tu…). Sai che ogni tanto ne parlo dei videogiochi. Comunque sottoscrivo tutto quello che hai scritto e ti ringrazio per averlo fatto

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      7. redbavon ha detto:

        Quali scuse, per carità. Ti ringrazio piuttosto di avermi dato la possibilità di esprimere un parere, seppure personale, argomentato. Da alte parti sarei stato messo in “moderazione” temendo un incipit di “flame” o per la frequente equazione prolissità=pedanteria.

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      8. Prolissità=esaustività= possibilità di miglioramento 😉

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      9. Maria Di Lanno ha detto:

        Redbavon ho capito tutto il tuo discorso. Personalmente, ho usato quella parola, “incitare”, trascurando la profondità della questione.
        Quindi, alla luce di tutto il ragionamento, ora potrei dire che un videogame violento può essere visto come una goccia che fa traboccare il vaso. (Il vaso sarebbe una situazione particolare già presente nella vita del minore che trova sfogo attraverso quel gioco… sfogo che qualche volta non è abbastanza, e per questo ha bisogno di esercitarlo anche nel reale)

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      10. redbavon ha detto:

        Ciao Maria, mi chiamo Claudio e mi fa piacere interloquire su questo tema a me caro.
        Persona se sono sembrato “puntiglioso” sulla terminologia, ma la semplificazione è alla base di molti pregiudizi che investe non solo i videogiochi, ma temi ben più importanti.
        Dunque, la natura di “sfogo” e il legame diretto tra atto violento e videogiochi con contenuti violenti è tutto da provare scientificamente. La mia nota personale è che non esiste in questi termini causa-effetto.
        Considera i contenuti violenti in un videogioco al pari di equivalenti messaggi errati nel contesto familiare, sociale o scolastico. È uno dei tanti fattori che porta a comportamenti anti-sociali nella vita quotidiana, non solo i minori (i più esposti al rischio date le loro insite limitazioni di esperienza e analisi), ma anche gli adulti.
        Faccio un esempio per essere più chiaro: durante le partite di calcio tra squadre di “pulcini”, spesso i genitori si rendono protagonisti di episodi di incitamento alla scorrettezza, al fallo, investono l’arbitro e i familiari della squadra contrapposta con turpiloquio fino ad arrivare alle mani. Ebbene nessuno si è mai sognato di puntare il dito sul gioco del calcio indicandolo come “gioco violento”. Eppure l’esempio di questi genitori è particolarmente violento e, per quanto sia stigmatizzato, alla fine il gioco del calcio è sano sport e “il gioco più bello del mondo”.
        Per i videogiochi ciò non vale e addirittura il disvalore viene esteso a tutto il medium.
        Sono un schiappa a calcio, ma amo il gioco del calcio sopratutto in occasione dei Mondiali e degli Europei. Quindi non leggere queste mie righe come quelle di uno che non ama il calcio.
        Ritornando al nostro discorso, i minori abbandonati davanti a una TV collegata a un videogioco (spesso sono quasi “mono-maniacali”, concentrati su uno o pochi titoli) sono esposti a rischi di “emulazione” degli atti violenti, come riportano spesso i giornali a seguito di fatto di sangue (sopratutto in USA).
        Anche in questo caso si tratta a mio avviso di una semplificazione per giunta strumentale per distogliere l’attenzione sulla causa reale (con interessi economici rilevanti).
        Ammettiamo il discorso dell’emulazione, da qui a procurarsi un’arma e andare in giro a sparare c’è di mezzo un baratro di educazione familiare, facilità di accesso alle armi (vietate ai minori anche in USA), un fallimento di trasmissione di valori corretti su tutta la filiale sociale. E mi volete fare credere che sia responsabile un videogioco?!? Un insulto all’intelligenza di chiunque!
        Il tema è ampio e lungamente dibattuto dagli anni Novanta in poi. Ne ho scritto una dozzina di post che ne ripercorrono la cronologia, ma certamente non voglio ammorbarti con i miei sproloqui. Tuttavia, se vuoi approfondire l’aspetto specifico di questo nostro scambio, mi permetto di suggerirti questo mio post sui “simulatori di omicidi” (definizione usata da alcuni esponenti anti-videogiochi)
        https://redbavon.wordpress.com/2018/11/01/chi-ha-paura-dei-videogiochi-6-simulatori-di-omicidi/

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      11. Maria Di Lanno ha detto:

        Ciao, Claudio.
        Ho compreso tutto il tuo discorso, grazie anche per il tuo tempo speso nel dirmi le cose bene bene! E mi trovo d’accordo su tutto, non ho nulla da obbiettare. Anzi, ora che ci penso, anch’io da adolescente ho avuto modo di giocare alla PlayStation con giochi violenti, in cui uccidevo anche, ma non per questo sono diventata una criminale nel reale.
        Riguardo i genitori che incitano i bambini alla scorrettezza, ecco, credo sia la cosa più grave rispetto al lasciare il bambino a giocare ad un videogame dove uccide persone 😅 specie se il genitore in questione ha un certo “potere” sul figlio (perdonami se non mi viene una parola migliore), nel senso che il figlio ascolta il genitore pensando veramente che dal suo papà/mamma non potrà venir fuori che la cosa più “giusta” da fare.
        Passerò volentieri a curiosa fra i tuoi articoli.

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      12. redbavon ha detto:

        Figurati e grazie per avermi dato l’opportunità di scambiare opinioni e di ascoltare il mio punto di vista. Hai colto nel segno quando parli di “responsabilità”: si scarica sul videogame (o altro) la responsabilità degli errori dei genitori o degli adulti.
        Chiedo scusa se ti ho dato l’impressione di “pignolo” nell’uso dei termini; l’ho ritenuto necessario solo in quella “citazione” specifica, non vorrei passare per un “saccentello unto dall’Accademia della Crusca” 😂😂😂
        Quindi se dalle mie parti ti viene di commentare, non ti fare scrupoli.

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      13. Maria Di Lanno ha detto:

        Sì, per qualche minuto ti ho pensato pignolo, è vero, ma ti perdono per due motivi: il primo perché, se non fossi stato pignolo non avrei potuto rivolgere lo sguardo verso un altro punto di vista che stavo ignorando (e quindi grazie per l’impegno); il secondo motivo è perché sei anche tu napoletano come me! 🙌 (scherzo eh, essere napoletani non pregiudica nulla, a proposito di pregiudizi 😆)

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      14. redbavon ha detto:

        Uaneme d’’o Priatorio! 😂😂😂

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      15. Maria Di Lanno ha detto:

        Ahahah xD eehh… mo nun ascimme for d”o semminato

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      16. Mi fa piacere che abbiate avuto questo scambio di opinioni!!! E per la cronaca anche io ho fatto l’università e il dottorato a Napoli…

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      17. Maria Di Lanno ha detto:

        Pure?! 😀 forte! 😆

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  2. luisa zambrotta ha detto:

    Articolo molto interessante da leggere… as usual 😘😉

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    1. Grazie, sei gentilissima… As usual😘😘☺️

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      1. luisa zambrotta ha detto:

        💙💛🧡

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