La pigrizia è una scelta o un tratto genetico?

Una regolare attività fisica è una parte cruciale del vivere uno stile di vita sano. Tuttavia, la maggior parte degli adulti americani trascorre le ore di veglia seduti, il che porta a una varietà di problemi di salute come l’obesità, le malattie cardiovascolari e il cancro. Ora, un ricercatore dell’Università del Missouri ha identificato un gene specifico correlato all’inattività fisica nei ratti che potrebbe potenzialmente svolgere un ruolo nel comportamento sedentario anche nell’uomo. Ricerche precedenti ci hanno mostrato che i geni svolgono un ruolo nell’inattività fisica. Poiché l’inattività porta alla malattia cronica, i ricercatori volevano identificare quali geni fossero coinvolti e ne hanno scoperto uno in particolare, il gene Alpha inibitore della proteina chinasi, che ha svolto un ruolo significativo. Nel 2009, il team di ricerca prese 80 topi maschi e li allevò con 80 topi femmine. Quindi posizionò i topi su ruote da corsa volontarie, simili a quelli venduti nei negozi di animali, e rintracciò quali topi correvano di più e di meno. Nell’ultimo decennio, poi ha selezionato selettivamente tra loro i topi molto attivi e i topi “pigri” per determinare se c’è una differenza nella loro composizione genetica, scoprendo che il gene Alpha inibitore della proteina chinasi era significativamente meno presente nei ratti “pigri”. Ciò che rende difficile la terapia genica è che la maggior parte delle malattie croniche non sono causate da un solo gene. Ad esempio, ci sono più di 150 variazioni genetiche coinvolte nel diabete di tipo 2. Tuttavia, questo studio sta aprendo la strada alla ricerca futura per identificare altri geni che potrebbero essere coinvolti nell’inattività fisica anche nell’uomo. Secondo i dati del governo, i costi associati all’inattività fisica ammontano a $ 138 miliardi e rappresentano oltre l’11% delle spese sanitarie totali. Oltre ai vantaggi finanziari di una società più fisicamente attiva, una migliore comprensione della composizione genetica potrebbe aiutare i funzionari della sanità pubblica a considerare l’inattività fisica come una priorità cruciale da affrontare. L’inattività fisica contribuisce a oltre 40 malattie croniche, per cui invece di concentrarsi sui modi per curare le malattie croniche dopo che si sono già sviluppate, comprendere i fattori che contribuiscono all’inattività fisica potrebbe aiutare a prevenire il verificarsi di tali malattie croniche.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Overexpression of Protein Kinase Inhibitor Alpha Reverses Rat Low Voluntary Running Behavior”. Frank Booth et al. Molecular Neurobiology

Immagine: Lazy Arina (Viktor Yukhimchuk)

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. luisa zambrotta ha detto:

    Interessante
    Hai già parlato del disordine?
    Io sono disordinatissima e, data la mia età, lo resterò fino alla fine. Ma mi piacerebbe sapere che c’è anche qualche aspetto positivo
    😉😉❤

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    1. Grazie! No, non ne ho mai parlato, ma proverò a farlo in futuro. Comunque sicuramente è il rovescio della medaglia della tua grande intelligenza 😉😘❤️

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  2. Maria ha detto:

    Io una volta lessi addirittura che chi ha gli occhi marroni è più pigro 😮

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    1. Questa mi sembra un po’ esagerata e poco scientifica… 🤔😉

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      1. Maria ha detto:

        Lo credo anch’io 😆

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  3. SaraTricoli ha detto:

    Molto interessante davvero questo articolo… soprattutto avere la conferma che non “muoversi” adeguatamente fa ammalare, ahimè 😔

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    1. Grazie! Non solo, in altri articoli ho parlato anche del movimento come fonte di benessere mentale. Buona giornata

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      1. SaraTricoli ha detto:

        Avevo già in mente di approfondire la tua conoscenza risalendo a ritroso i tuoi articoli, che trovo estremamente interessanti 😊 è solo questione di tempo… in ogni senso! 😅

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      2. Grazie, troppo gentile 😊

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