Scarso sonno durante l’infanzia collegato a problemi comportamentali ed emotivi nei bambini piccoli

I ricercatori dell’Istituto per la salute mentale, presso l’Università di Birmingham in collaborazione con l’Istituto finlandese per la salute e il benessere, a Helsinki, hanno trovato una chiara relazione tra problemi del sonno durante l’infanzia come frequenti risvegli notturni, brevi periodi di sonno o difficoltà ad addormentarsi e particolari problemi emotivi e comportamentali a 24 mesi di età. Sebbene i problemi del sonno durante l’infanzia siano estremamente comuni e la loro associazione con le difficoltà comportamentali durante il giorno sia ben riconosciuta, questo studio mostra per la prima volta come i problemi del sonno nei bambini e nella prima infanzia sono associati a problemi emotivi e comportamentali successivi. Il team ritiene che questi risultati, pubblicati su BMJ Paediatrics Open, evidenzino la necessità di affrontare i problemi del sonno infantile in una fase precoce, per prevenire lo sviluppo o il peggioramento di futuri problemi emotivi e comportamentali nelle fasi successive dell’infanzia. Il team ha studiato i risultati di due questionari sul sonno compilati dai genitori all’interno della coorte di nascita CHILD-SLEEP, una grande coorte di studio con sede nella Finlandia meridionale. Per questo studio specifico, i ricercatori hanno ottenuto informazioni da quasi 1700 genitori che hanno completato un questionario di base e hanno riferito sulle abitudini del sonno dei loro figli a 3,8, 18 e 24 mesi. Questi risultati sono stati confrontati con un questionario separato sui sintomi emotivi e comportamentali, che è stato completato da 950 genitori all’età di 24 mesi del bambino. I ricercatori hanno scoperto che l’alta frequenza dei risvegli notturni a 3 mesi era fortemente legata ai problemi emotivi, comportamentali e di autoregolazione (la capacità di controllare le emozioni e i comportamenti) nei bambini. Inoltre, i bambini che hanno avuto una durata del sonno più breve, che hanno impiegato più tempo a cadere addormentati e che hanno sperimentato frequenti risvegli notturni nelle diverse fasi della prima infanzia, avrebbero probabilmente avuto problemi a regolare il loro comportamento e le loro emozioni all’età di 24 mesi, portando a sconvolgere emozioni e comportamenti, come gli scoppi d’ira. Lo studio contribuisce alla recente ricerca sul ruolo dei problemi del sonno precoce nello sviluppo socio-emotivo. I risultati mostrano che i bambini che dormono per periodi di tempo più brevi, impiegano più tempo ad addormentarsi e si svegliano più frequentemente durante la notte hanno maggiori probabilità di mostrare problemi emotivi e comportamentali nelle fasi successive dell’infanzia. È probabile che la qualità del sonno in questi primi mesi e lo sviluppo dell’autoregolazione – la capacità di controllare il nostro comportamento – siano strettamente intrecciati. Lo studio suggerisce che i problemi del sonno infantile possono essere dovuti a una varietà di meccanismi, inclusi fattori genetici e ambientali. Gli scienziati pensano che ci siano collegamenti nel sistema nervoso centrale tra il comportamento sonno-veglia e le nostre emozioni, quindi è possibile che questi collegamenti abbiano una base biologica. Anche i fattori ambientali, come le pratiche del sonno in famiglia, le reazioni dei genitori al pianto e lo stress dei genitori svolgono un ruolo importante nel sonno e nello sviluppo socio-emotivo di un bambino. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche in questo settore, i ricercatori ritengono che i primi interventi nei neonati con questi problemi del sonno possano essere davvero utili e aiutare i bambini molto piccoli a sviluppare il loro autocontrollo comportamentale ed emotivo.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Parent-reported early sleep problems and internalizing, externalizing, and dysregulation symptoms in toddlers”. Morales-Muñoz et al. BMJ Paediatrics Open

Immagine: Remembering an Infant Child (Birgitta Steger)

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Francesca Dono ha detto:

    chissà chi studierà gli studiosi di questi studi!!L’imperfezione dell’uomo è talmente perfetta che ogni ricerca sullo stesso
    diventa infinita e illimitata ….

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    1. L’idea non è studiare l’imperfezione, ma conoscerne di più sull’uomo, ovviamente a causa della sua complessità non si arriverà mai a mettere fine agli studi. Però credo, che soprattutto in questi periodi, l’importanza della ricerca non sia in discussione… Comunque, da neuroscienziato, ti dico che, quando possibile, noi siamo le prime cavie dei nostri esperimenti

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      1. Francesca Dono ha detto:

        la mia idea ,invece, è studiare l’imperfezione per conoscere di più la complessità comportamentale e non dell’uomo. Chi ha scritto che detto ciò si pone fine alla ricerca? E’ proprio questo il bello: studiare fino a che vita non ci separi…Per alcuni un matrimonio…Per altri un appuntamento mancato….

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      2. Bellissima la tua idea, la condivido. Scusami non avevo capito

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