La Loving Kindness Meditation applicata ai sintomi negativi della schizofrenia

Schizophrenia Love Painting by Sose Karaxanyan

Tra i sintomi negativi della schizofrenia si riscontra la presenza dell’anedonia, intesa come una sensibile diminuzione dell’esperienza e della sensazione di piacere. Almeno tre quarti dei pazienti schizofrenici mostra questo tipo di sintomo, cui fa seguito un’assoluta indifferenza per il compimento di attività solitamente considerate piacevoli, come ad esempio i passatempo, le relazioni sessuali, l’esercizio fisico, le attività interpersonali, il nutrimento o la consumazione di un cibo appetitoso (Fenton, Mcglashan, 1991).

Studi recenti hanno tuttavia evidenziato come tale sintomo non si traduca in un deficit assoluto di sperimentazione del piacere, e sulla base di tali risultati alcuni esperti hanno provato a discriminare tra il piacere della consumazione e quello associato all’anticipazione di un evento, ovvero tra il piacere attuale provato durante un’esperienza attiva e la capacità di rappresentarsi mentalmente tale piacere (Kring, Caponigro, 2010). L’anedonia di uno schizofrenico sembra limitare essenzialmente il secondo aspetto indicato, ovvero quello dell’anticipazione del piacere: soggetti patologici a cui è stato richiesto di immaginarsi impegnati in situazioni che la maggior parte delle persone considera piacevoli hanno mostrato di trarre un’impossibilità immaginativa del piacere che ne avrebbero ricavato, e dunque di rappresentarsi in anticipo emozioni positive collegate all’evento, minore rispetto ad un gruppo di controllo non patologico (Gard, Kring, Germans, Gard et al. 2007); ma se lo stesso gruppo intervistato veniva sottoposto alle medesime attività che non aveva preventivato come piacevoli e di fronte alle quali si era manifestato anedonico, durante lo svolgimento delle stesse mostrava una capacità emotiva non differente da quella delle persone non schizofreniche (Kring, Moran, 2008). Questo risultato ha consentito di ipotizzare importanti considerazioni in merito all’anedonia, e ha permesso di rivalutarne il significato clinico. In particolare gli esperti hanno focalizzato l’attenzione su quello che sembra costituire il core del problema, ovvero quello dell’impossibilità di rappresentare mentalmente un’emozione piacevole che si sta per svolgere ma non è presente nel momento attuale.

In altre parole l’anedonico non è incapace di provare piacere, ma solo di anticiparne la sperimentazione, né è incapace di divertirsi: piuttosto non immagina di poterlo fare; è dunque necessario stimolare nello schizofrenico questa attività cerebrale deficitaria, e addestrare il soggetto a sperimentare emozioni positive con il solo contributo del pensiero, avvalendosi esclusivamente del canale immaginativo.

Si tratta di una stimolazione a livello del circuito limbico e della corteccia prefrontale che deve avvenire in un setting terapeutico di riabilitazione specificamente previsto per la schizofrenia, e dunque organizzato al fine di ridurre quegli stimoli stressanti e nocivi creati dai sintomi patologici.

Il paziente deve essere abituato a sfruttare la forza del pensiero e della mente, a potenziare la propria capacità empatica, a sviluppare social skills relazionali per riabilitarsi dal punto di vista sociale e interpersonale, oltre che cognitivo e comportamentale. In particolare le terapie di terza generazione si sono mostrate idonee al raggiungimento di una corretta gestione dello stimolo attivante e dell’arousal che dallo stesso viene originato. Anziché rimanere impassibili di fronte al pensiero di un’emozione o di un’attività piacevole, i pazienti provano ad esporsi in immaginazione a questo stimolo, a rappresentarselo mentalmente coinvolgendosi totalmente in un viaggio interiore che ha come fine quello della generazione, dell’identificazione e della gestione delle emozioni nel contesto.

In particolar modo si è osservato come la terapia della Mindfullness sia funzionale al raggiungimento di una piena consapevolezza del Sé, un’apertura all’esperienza e una consapevole autodirezionalità grazie alle quali il paziente riesce a limitare il sintomo negativo creato dalla schizofrenia e ad aggirarne la portata stressante: la capacità di tolleranza allo stress consente infatti di modificare e controllare l’esperienza emotiva, mediante la focalizzazione dell’attenzione su attività calmanti o positive, su sentimenti empatici, su aspetti emotivi che hanno un profondo significato spirituale (Kabat-Zinn, 1990). La Mindfullness agevola l’esposizione alle emozioni traendo dalle stessa la maggior positività possibile, e dimostrando contemporaneamente che l’esposizione emotiva non ha portata negativa. Il soggetto può così diventare un tutt’uno con le proprie esperienze positive e negative, e accettare le parti della propria identità che nella schizofrenia appaiono non integrate (Hayes e Smith, 2005).

IL RUOLO DELLA LOVING KINDNESS MEDITATION

Di recente sono stati svolti alcuni studi pilota mediante l’utilizzo della Loving Kindness Meditation, un adattamento della meditazione specificamente pensato per i sintomi negativi della schizofrenia, con la quale si richiede al paziente un’esperienza non giudicante dei propri fenomeni interni e l’attenzione al momento attuale. I partecipanti sono stimolati nella rappresentazione mentale di una persona a cui vogliono bene o nei confronti della quale provano sentimenti positivi, e poi vengono spinti, con la forza della meditazione, ad estendere quelle stesse sensazioni piacevoli a se stessi, a persone o situazioni non presenti, ad attività immaginative che vorrebbero svolgere. I soggetti possono divagare con l’immaginazione senza esprimere giudizi, e riescono a sperimentare sentimenti di positività, benevolenza e compassione senza temerli, ignorarli o neutralizzarli. I trattamenti si associano ad una diminuzione dell’anedonia e dell’asocialità, nonché a un incremento delle emozioni positive nel post trattamento e a sei mesi di follow-up ( Johnson, Penn, Fredrickson et al. 2011).

È stato condotto uno studio specifico su cinque pazienti schizofrenici, che sono stati sottoposti ad un intervento basato sull’insegnamento di abilità rivolte al miglioramento del deficit associato all’anticipazione del piacere, secondo la metodologia mutuata dalla Loving Kindness Meditation. In un primo momento, con l’aiuto del terapeuta, i pazienti venivano guidati a stilare una lista di attività dagli stessi considerate piacevoli, e in seguito, applicando i principi della Mindfullness, agli stessi veniva richiesto di immaginare un evento futuro neutro (come mangiare una mela o camminare) e al contempo di evocare una sensazione di piacevolezza associata all’evento stesso. Questo al fine di stimolare la sperimentazione di sensazioni positive.

In un secondo momento i pazienti sono stati chiamati a concentrarsi sulla rievocazione di eventi piacevoli vissuti nel passato e ad associare agli stessi sensazioni positive da applicare ad eventi futuri attesi. I risultati sono sembrati promettenti: i pazienti hanno infatti manifestato un aumento nella sperimentazione delle emozioni positive, effetto che si è protratto anche nella fase del post-trattamento, valutato con la somministrazione della scala TEPS per la capacità di anticipazione del piacere, dove sono stati raggiunti punteggi maggiori (Favrod, Giuliani, Ernst et al., 2010). Si tratta naturalmente di risultati preliminari, realizzati su un campione ridotto di pazienti e dunque non ancora generalizzabile su ampie dimensioni, ma si tratta comunque di un buon punto da partenza per ricerche future, finalizzate allo sviluppo di trattamenti volti all’intervento diretto nelle manifestazioni sintomatologiche della schizofrenia, sotto l’aspetto emozionale, motivazionale e sociale. Lo sviluppo di veri e propri training assertivi che aiutino a contrastare i sintomi negativi della schizofrenia, a potenziare l’utilizzo del pensiero per sviluppare consapevolezze, capacità di concentrazione, di immaginazione e ragionamento astratto che nello schizofrenico risultano fortemente limitate da agiti pulsionali o comportamenti anedonici, aiuterà a vedere nel paziente non un soggetto incapace di sperimentare emozioni, ma piuttosto qualcuno renitente ad applicarle perché incapace di regolarle, di esplorarle globalmente, di lasciarsi attraversare dalle stesse senza per questo temere di venirne disintegrato.

Lo schizofrenico rifugge le proprie emozioni perché non le conosce, non riesce ad immaginarle, a regolarle, e quindi non è capace di collocarle al posto giusto e nel momento giusto. Questa consapevolezza lo porta ad attuare una serie di comportamenti evitativi e di soppressione delle stesse, con un conseguente depotenziamento del pensiero emotivo e motivazionale. Da qui l’anedonia, dunque.

La metodologia delle terapia meditative, nello specifico quello della LKM sopra descritta, potrà dunque guidare il paziente in una progressiva astrazione del pensiero dalla concretezza e dall’agito, in favore del raggiungimento di una multidimensionalità cognitiva e di una polisemia emotiva che a questo punto avrà appreso ad esplorare, ad immaginare e soprattutto a regolare funzionalmente in ogni contesto della vita quotidiana.

M. REBECCA FARSI

BIBLIOGRAFIA

  • Castonguuay, L.G., Oltmanns, T.F. (2016) Psicologia clinica e Psicopatologia. Un approccio integrato, trad.it. Raffaello Cortina, Milano, 2016;
  • Favrod, J. Ernst, F., Giuliani, F., Binsack, C. (2009),Validation of the temporal experience of pleasure scale (TEPS), in a French-speaking environment”. In L’Encéphale, 34, pp. 241-248;
  • Fenton, W.S., Mcglashan, T.H., (19919, Natural history of schizophrenia subtypes. II. Positive and negative symptoms and long term course, in Archives of General Psychiatry, 48, pp. 978-986;
  • Gard, D.E., Kring, A,M., Germans Gard, M. Horan, W.P., Green, M.F., (2007), Anhedonia in Schizophrenia: distinctions between anticipatory and consummatory pleasure, in Schizphrenia Research, 93, pp. 253-260;
  • Hayes, S.C., Smith, S.,(2005), “Smetti di soffrire e inizia a vivere”, trad. it. a cura di Franco Angeli, Milano, 2010;
  • Kabat-Zinn, J. (1990), Vivere momento per momento, trad. it. Corbaccio (2016);
  • Kring, A.M., Moran, E.K., (2008), Emotional response deficit in schizophrenia: insights from affective science, in Schizophrenia Bulletin, 34, pp. 819-834;
  • Kring, A.M., Caponigro, J.M., (2010), Emotion in schizophrenia: where feeling meets thinking. In Current Directions in Psychological Science, 19, pp. 255-259;
  • Jhonson, D.P., Penn, D.L., Fredrickson, B.L., Meyer, P.S., Kring, A.M., Brantley, M. (2009),Loving Kindness meditation to enhance recovery from negative symptoms of schizophrenia”, in Journal of Clinical psychology, 65, pp. 499-509.

Immagine: Schizophrenia Love (Sose Karaxanyan)

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