COVID-19: L’aspetto negativo del distanziamento sociale

This shows a woman looking out of a window

Di fronte al pericolo, gli umani si avvicinano. L’allontanamento sociale ostacola questo impulso. Questo dilemma rappresenta una maggiore minaccia per la società rispetto al comportamento apertamente antisociale. La crisi dell coronavirus presenta ai paesi di tutto il mondo quella che è forse la più grande sfida che la maggior parte ha dovuto affrontare dalla seconda guerra mondiale. Per prima cosa, il virus costituisce una vera minaccia globale. In assenza di un vaccino, la nostra principale difesa contro di esso consiste in quello che ora viene chiamato “distanziamento sociale” – minimizzando i nostri contatti con gli altri negli spazi pubblici. In un saggio che appare sulla rivista leader Current Biology, un team interdisciplinare di autori sottolinea il dilemma posto dalle misure progettate per promuovere il distanziamento sociale. Le condizioni pericolose ci rendono più sociali, non meno. Affrontare questa contraddizione è la più grande sfida che affrontiamo ora. Visto da questo punto di vista, il nostro problema attuale non risiede nelle reazioni egoistiche alla crisi o nel rifiuto di riconoscere i rischi, come potrebbero farci credere le immagini delle banche o degli scaffali vuoti nei supermercati. Tali scene non sono rappresentative, in realtà le persone tendono istintivamente a rannicchiarsi di fronte a un grave pericolo – in altre parole, cercano attivamente contatti sociali più stretti. Studi nei campi della neuroscienza, della psicologia e della biologia evolutiva hanno già dimostrato che non siamo egoisti come pensano alcune discipline. Continuano a produrre prove che dimostrano che le situazioni minacciose ci rendono ancora più cooperativi e hanno maggiori probabilità di essere socialmente favorevoli di quanto non siamo normalmente. Quando le persone hanno paura, cercano sicurezza nell’aumento dei rapporti sociali. Ma nella situazione attuale, questo impulso aumenta il rischio di infezione per tutti noi. Questo è l’enigma evolutivo di base che viviamo. Le richieste ora poste dai governi di autoisolarsi e seguire le linee guida sul distanziamento sociale sono fondamentalmente in contrasto con il nostro istinto sociale e rappresentano quindi una seria sfida per la maggior parte delle persone. Dopo tutto i contatti sociali non sono un “extra”, che siamo liberi di rifiutare. Fanno parte di ciò che chiamiamo normale. Gli autori del saggio sostengono quindi che, poiché il distanziamento sociale si oppone alla nostra reazione naturale a rischi incombenti, le nostre inclinazioni sociali – piuttosto che reazioni antisociali a minacce razionalmente riconosciute – ora rischiano di esacerbare il pericolo. Come potremmo quindi sfuggire a questo dilemma? Secondo i ricercatori, dobbiamo rivedere ciò che Internet può offrire. L’argomento è il seguente. Nel mondo pre-pandemico, Internet e i social media erano spesso considerati decisamente non sociali. Ma in tempi come il presente, forniscono un’alternativa accettabile ed efficace al contatto fisico, nella misura in cui consentono interazioni sociali in assenza di contiguità fisica. I social media consentono a un gran numero di persone di raggiungere virtualmente vicini, parenti, amici e altri contatti. Le nostre inclinazioni innate sono cooperative piuttosto che egoistiche. Ma l’accesso a Internet ci consente di far fronte alla necessità di un allontanamento sociale. Resta da vedere per quanto tempo, il nostro bisogno di contatto sociale può essere soddisfatto dai social media. Ma gli autori dell’articolo hanno due importanti raccomandazioni per i responsabili politici. Prima di tutto, devono riconoscere che la richiesta di allontanamento sociale non è solo politicamente molto insolita: va contro la struttura evoluta della cognizione umana. In secondo luogo, al giorno d’oggi, il libero accesso a Internet non è solo un prerequisito per la libertà di parola. Nella situazione attuale, sta anche apportando un contributo positivo alla salute pubblica. Questo è un messaggio importante, dato che i settori più vulnerabili della società sono spesso quelli che, a causa della povertà, dell’età e della malattia, hanno pochi contatti sociali.

Daniele Corbo

Bibliografia: The study will appear in Current Biology.

Immagine: The image is in the public domain.

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. janettelart ha detto:

    Verissimo, ma c’è un lato positivo, nel distanziamento della suocera si sono salvate famiglie!🤣

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    1. Ahahaha, è stato risolto l’annoso problema della suocera!

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  2. Carolyn Page ha detto:

    A very sober article…

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  3. newwhitebear ha detto:

    ottimo articolo… il distanziamento sociale ci farà apprezzare di più l’avvicinamento.

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      1. newwhitebear ha detto:

        speriamo bene

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  4. mocaiana ha detto:

    Non siamo cattivi come si pensa, lo penso anch’io 🙂

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    1. Spesso ci descriviamo e ci vediamo peggio di come siamo ☺️

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  5. Bloguvi ha detto:

    Daniele, buongiorno e grazie. Pensavo, se l’idea ti sembra plausibile, di aprire sul blog dell’UVI una sorta di rubrica fissa che accolga, tra i molti articoli che pubblichi (considerando anche le poesie), quelli di maggior interesse per chi opera nel campo dell’educazione e del sostegno in senso lato e generale:.Il mondo del nostro volontariato credo che trarrebbe vantaggio. Ora pubblicherei l’articolo sul bilinguismo e a seguire questo (COVID19 e distanziamento sociale). Che ne dici?
    Un caro saluto.
    silvio

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    1. Silvio, è un’idea molto interessante. Io credo molto nel mutuo aiuto tra organizzazioni di volontariato. Pubblica tutti gli articoli che vuoi, mi può solo fare piacere. Un caro saluto a te.
      Daniele

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  6. Bloguvi ha detto:

    Sono contento. Procediamo…
    Buona giornata.
    silvio

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    1. Buona giornata a te, grazie

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