Quanto sono forti le tue immagini mentali? Potrebbe dipendere da quanto siano “eccitabili” i tuoi neuroni

Imagery Painting by Lalit Jain

Uno studio condotto dai ricercatori dell’UNSW di Sydney ha scoperto che la forza delle immagini mentali di una persona – la loro capacità di immaginare qualcosa nella loro mente – è legata all’eccitabilità delle diverse regioni del cervello. Un’eccitabile corteccia prefrontale ha reso una persona più propensa a visualizzare immagini forti, mentre era vero il contrario nella corteccia visiva. L’eccitabilità del cervello è la probabilità che i neuroni si attivino e varia da persona a persona – ad esempio, studi precedenti hanno dimostrato che le persone che soffrono di emicrania con aura hanno un’eccitabilità della corteccia visiva elevata. Sorprendentemente, i partecipanti con corteccia visiva meno eccitabile hanno visto immagini mentali più forti. I risultati sono stati pubblicati da pochi giorni sulla rivista eLife. I neuroni che si attivano più frequentemente nella corteccia visiva potrebbero aggiungere “rumore” al segnale dell’immagine, teorizzano i ricercatori – interferendo con la capacità di una persona di formare un’immagine chiara nella loro mente. Pensate alla corteccia visiva del cervello come a una lavagna. Disegnare un’immagine su una lavagna polverosa (più eccitabile) renderebbe difficile la visione, ma se disegni su una lavagna più pulita (meno eccitabile), l’immagine sarà più chiara. Lo studio sulle neuroscienze ha utilizzato un approccio multi-metodo per identificare il legame tra eccitabilità e forza dell’immagine, inclusa l’analisi dei dati di imaging cerebrale fMRI e l’induzione magnetica di allucinazioni deboli (un metodo chiamato Transcranial Magnetic Simulation o TMS). Dopo aver identificato un legame tra l’eccitabilità del cervello e la forza delle immagini, i ricercatori hanno alterato l’eccitabilità della corteccia visiva di una persona usando una stimolazione cerebrale non invasiva (chiamata stimolazione transcranica a corrente continua o TDC) per vedere se ha innescato un cambiamento nella forza delle loro immagini. Ogni fase della ricerca ha avuto 16-37 partecipanti, con oltre 150 persone in totale. Hanno in programma di espandere questa ricerca in studi futuri. Ci sono anche grandi differenze individuali nella nostra capacità di creare immagini nella nostra mente. Per alcune persone, l’immagine è così chiara che è quasi come vedere; per altri, è debole. Alcune persone non riescono a vedere nulla. Questa ricerca offre una potenziale spiegazione neurologica sul perché si verificano queste grandi differenze individuali. La causa di tali differenze è stata un mistero scientifico da quando il cugino di Charles Darwin, Francis Galton, ha scoperto nel 1883 che alcune persone hanno immagini forti mentre altre sono nate senza alcuna immagine. La scoperta di Galton è stata fatta nel 1883, ma alcuni teorizzano che la domanda potrebbe risalire anche al filosofo Platone. È emozionante scoprire finalmente i primi indizi sul perché la vita mentale di ognuno di noi differisca così tanto. Per misurare la vividezza delle immagini mentali di una persona, i ricercatori hanno applicato un metodo di laboratorio che utilizza un’illusione visiva chiamata “rivalità binoculare” per misurare direttamente la forza sensoriale delle immagini. Questo metodo è più affidabile e preciso rispetto a chiedere ai partecipanti la loro opinione su quanto siano forti le loro immagini. All’inizio di ogni prova dell’esperimento di immagini, ai partecipanti è stata mostrata la lettera “R”o”G”. La lettera rappresentava l’immagine che dovevano immaginare: ‘R’ indicava un motivo rosso orizzontale, mentre ‘G’ indicava un motivo verde verticale. Hanno quindi dovuto immaginare il motivo rosso o verde per 6-7 secondi. Successivamente, un’immagine del modello è stata mostrata loro su uno schermo per un breve 750 millisecondi. Quando l’immagine è scomparsa, hanno riferito quale immagine era stata dominante, ovvero se vedevano principalmente verde, rosso o una miscela. Hanno misurato la forza delle immagini visive come la percentuale di prove in cui l’immagine che immaginavano era l’immagine che vedevano sul display della rivalità binoculare. Più forte era la loro immagine mentale, più era probabile che dominasse i brevi stimoli visivi. Questo metodo elude la necessità di chiedere a ciascun partecipante la propria opinione sulle proprie immagini, che potrebbe essere soggettivo. Invece, l’illusione sembra misurare la traccia sensoriale lasciata dall’immagine mentale nel cervello. Il team ha anche regolato l’eccitabilità del cervello attraverso la stimolazione cerebrale non invasiva, TDC. Questa procedura prevedeva l’inserimento di due piccoli elettrodi – uno positivo e uno negativo – sui lati della testa. In termini molto basilari, quando si posiziona l’elettrodo positivo (noto come anodo) su una parte del cervello, si può aumentare la probabilità che i neuroni sparino. Allo stesso modo, se metti quello negativo (il catodo) nell’area sottostante, diventa meno eccitabile. Questa procedura non fa male – al massimo, i partecipanti avvertiranno un prurito o un formicolio sulla pelle. La manipolazione dei livelli di eccitabilità del cervello ha causato la modifica della forza dell’immagine, suggerendo che il collegamento non è solo correlativo, ma causativo. Questo è uno sviluppo entusiasmante per l’utilizzo del TDC nelle potenziali terapie di regolazione delle immagini. Sono necessarie ulteriori ricerche sul TDC – incluso il modo in cui funziona per periodi di tempo più lunghi e il motivo per cui alcune persone sembrano mostrare cambiamenti di eccitabilità maggiori o minori alla stimolazione elettrica – per valutare come potrebbe essere utilizzato in potenziali terapie. Se possibile, la terapia potrebbe aiutare le persone con visualizzazioni di immagini iperattive o non attive. In molti disturbi mentali, le immagini possono diventare incontrollabili e traumatiche. I dati suggeriscono un modo possibile per trattare le immagini mentali visive sintomatiche manipolando non intrusivamente l’eccitabilità del cervello. I ricercatori vogliono anche vedere come le loro scoperte potrebbero spiegare l’aphantasia, una condizione in cui le persone non possono visualizzare nulla. Questa scoperta potrebbe anche far luce sul tema tempestivo di ciò che provoca aphantasia e iperphantasia (visualizzazioni altamente attive). Anche se non l’hanno testato in questo studio, questi risultati contengono il primo indizio per un meccanismo cerebrale che potrebbe guidare queste condizioni. Qualsiasi cognizione che utilizza le immagini visive sarà probabilmente influenzata dalla forza delle immagini di un individuo. Attraverso la comprensione di ciò che guida queste differenze individuali a livello neurale, possiamo potenzialmente aumentare la forza delle immagini e, a sua volta, potenziare altre cognizioni che utilizzano le immagini visive. Le immagini mentali svolgono un ruolo importante nella vita quotidiana e nei processi mentali. Che si tratti di ricordare il passato, leggere libri o meditare in modo guidato, molte persone usano le immagini visive ogni giorno. Le immagini mentali sono un processo mentale chiave per sbloccare la nostra comprensione di come pensiamo, sentiamo, ricordiamo e prendiamo decisioni.

Daniele Corbo

Bibliografia: “Cortical excitability controls the strength of mental imagery”. by Rebecca Keogh Is a corresponding author, Johanna Bergmann, Joel Pearson. eLife

Immagine: Imagery (Lalit Jain)

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ana de Lacalle ha detto:

    En relación a esto, podrías hablar un día de la sinestesia? Gracias

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      1. Ana de Lacalle ha detto:

        jajajajaj…leído!!!!!!!!! graciassss

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  2. janettelart ha detto:

    E giustamente si parla di traumi perché l’esperienza segna.Se un cibo che ti piaceva ti ha fatto male, l’immagine cambia (anche la reazione, si può arrivare a vomitare) e anche ciò che trasmettono i neuroni🙃

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  3. Le perle di R. ha detto:

    Mi è piaciuto davvero.

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  4. silviadeangelis40d ha detto:

    L’ha ripubblicato su Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava.

    Piace a 1 persona

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