La neurobiologia della distanza sociale

Social distance New Media by Mario Rivas | Saatchi Art

Mai prima d’ora abbiamo sperimentato l’isolamento sociale su vasta scala come abbiamo fatto durante la pandemia COVID-19. Un nuovo articolo pubblicato sulla rivista Trends in Cognitive Sciences esplora le conseguenze negative di ampia portata che l’isolamento sociale ha sul nostro benessere psicologico e sulla nostra salute fisica, inclusa la riduzione della durata della vita. Lo studio è stato realizzato dalla McGill University e Mila Quebec Artificial Intelligence Institute e dall’Università di Oxford. Attraverso l’esame di una vasta gamma di studi, è emerso un quadro completo del grave impatto che la solitudine può avere, vale a dire che:

  • avere forti relazioni interpersonali è fondamentale per la sopravvivenza per tutta la durata della vita;
  • l’isolamento sociale è un fattore predittivo significativo del rischio di morte;
    un’insufficiente stimolazione sociale influenza il ragionamento e le prestazioni della memoria, l’omeostasi ormonale, la sostanza grigia/sostanza bianca del cervello, la connettività e la funzione, nonché la resilienza alle malattie fisiche e mentali;
  • i sentimenti di solitudine possono diffondersi attraverso una rete sociale, causando una percezione sociale distorta, aumentando la morbilità e la mortalità e, nelle persone anziane, accelerando l’insorgenza della demenza, come il morbo di Alzheimer.

La solitudine danneggia direttamente il sistema immunitario, rendendoci meno resistenti a malattie e infezioni. In effetti, sentirsi soli e avere pochi amici può provocare una difesa immunitaria particolarmente scarsa. Le persone che sono più socialmente integrate, tuttavia, hanno biomarcatori meglio adattati per la funzione fisiologica, tra cui una pressione sanguigna sistolica più bassa, un indice di massa corporea inferiore e livelli più bassi di proteina C reattiva (un’altra risposta molecolare all’infiammazione). Gli umani sono intensamente sociali e traggono beneficio psicologicamente e fisicamente dall’interazione sociale. Più strettamente siamo integrati in una rete di amici, per esempio, meno probabilità ci sono di ammalarci e più alti sono i nostri tassi di sopravvivenza. Le persone che appartengono a più gruppi, come club sportivi, chiese o gruppi di hobby, hanno una riduzione del rischio di depressione futura di quasi il 25%. Siamo creature sociali. L’interazione sociale e la cooperazione hanno alimentato la rapida ascesa della cultura e della civiltà umana. Tuttavia, le specie sociali lottano quando sono costrette a vivere in isolamento. Dai bambini agli anziani, l’integrazione psicosociale nelle relazioni interpersonali è fondamentale per la sopravvivenza. Ora è più urgente che mai ridurre il divario di conoscenza di come l’isolamento sociale influisce sul cervello umano e sul benessere mentale e fisico. Il sentimento di solitudine è accelerato negli ultimi dieci anni. Date le conseguenze potenzialmente gravi che questo può avere sulla nostra salute mentale e fisica, vi è un crescente riconoscimento e volontà politica per affrontare questa sfida sociale in evoluzione. Di conseguenza, il Regno Unito ha lanciato la “Campagna per porre fine alla solitudine”, una rete di oltre 600 organizzazioni nazionali, regionali e locali per creare le giuste condizioni per ridurre la solitudine nella vita futura. Tali sforzi parlano al crescente riconoscimento pubblico e alla volontà politica di affrontare questa sfida sociale in evoluzione. Queste preoccupazioni possono essere esacerbate solo se vi sono periodi prolungati di isolamento sociale imposti dalle risposte politiche nazionali a crisi straordinarie come COVID-19. Si spera che anche in altre nazioni vengano lanciate campagne analoghe, magari aiutando e mettendo in relazioni organizzazioni di volontariato come Orme Svelate.

Daniele Corbo

Press Office – University of Oxford

Immagine: Social distance New Media (Mario Rivas)

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Avrei una domanda: se per una questione caratteriale la persona sceglie di avere poche amicizie, anche in quel caso è da considerarsi dannoso?

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    1. Poche amicizie è diverso dal distanziamento. Comunque le scelte relazionali che facciamo in termini di quantità e qualità incidono sulla struttura del nostro cervello. Ovviamente snaturare se stessi è controproducente. L’importante è esprimersi per quello che si è, non come reazione ad esperienze, traumi o condizionamenti.

      Piace a 1 persona

      1. Le perle di R. ha detto:

        Risposta esaustiva, grazie. 😊

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  2. moragnoffke ha detto:

    I enjoyed this post. 👍

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  3. silviadeangelis40d ha detto:

    L’ha ripubblicato su Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava.

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