Il narcisista e i legami affettivi: un doloroso binomio

Narcissism Painting by Eliza Matica | Saatchi Art

Chiunque, per quanto profano alla psicologia clinica, può comprendere come le caratteristiche precipue del narcisismo siano assolutamente incompatibili con l’instaurazione di stabili relazioni sociali: inflessibile egocentrismo, mancanza di considerazione dell’altro, indifferenza verso i suoi bisogni, convinzione di dover essere adorato, unilateralità nelle relazioni,  non disponibilità di negoziare il conflitto, aggressività in caso di mancata osservanza dei propri voleri si rivelano, senza troppa difficoltà, come autentici deterrenti alla presenza di una buona competenza sociale. La ricaduta negativa di questi aspetti risulta enfatizzata nel campo nel campo dei legami sentimentali, in cui la reciprocità delle condotte emozionali e il rispetto dell’altro costituiscono la base essenziale per la costruzione e il mantenimento funzionale del rapporto.
Tante volte ci siamo chiesti come si comporta un narcisista nei riguardi del proprio partner. Come si approccia a lui, il suo modo di intendere l’amore. ma soprattutto ci siamo chiesti: il narcisista è davvero capace di amare?
La risposta è malauguratamente negativa, ed è bene chiarire questo assunto a tutte le persone – soprattutto di sesso femminile- che, dopo averne incontrato uno, crederanno di poterlo cambiare o, in nome dell’amore, cercheranno di sopportare il costo relazionale che comporta legarsi sentimentalmente al narcisista. Non è difficile, d’altro canto, finire nella sua “rete”. Anzi, all’inizio si può persino nutrire l’impressione che non esista amante più sincero e attento…..L’errore di valutazione, dovuto all’inganno posto in essere dal suo Falso Sé, non tarderà a palesarsi. Vediamo come.

LE TRE FASI DELLA RELAZIONE NARCISISTA
Il narcisista è un seduttivo, un manipolatore, uno che è capace di utilizzare il proprio fascino con la precipua finalità di irretire quella che costituisce la preda del momento. In realtà le sue tecniche di seduzione sono soltanto astute strategie attraverso le quali dominare il senso di inferiorità e di insicurezza dal quale si sente perseguitato, e creare un oggetto Sé- l’altro, appunto- nel quale riconoscere e avere conferma della propria grandezza.
La fase del corteggiamento, o dell’iperavalutazione è anche la più rosea- una sorta di luna di miele- essendo anche quella in cui il futuro partner, in qualità di agognato oggetto d’amore- viene colmato di attenzioni e premure da parte del narcisista, che esalta il Falso Sé millantando doti e virtù fittizie, ma anche profondendosi in promesse di amore eterno (love bombing) e progetti di futuro insieme (future faking).
Non è difficile lasciarsi convincere da un corteggiamento così lusinghiero e costante.  Ma non trascorre molto tempo che inizia la seconda fase della relazione, quella che passa dall’ipervalutazione dell’oggetto d’amore ad una sua parziale svalutazione. È anche il momento in cui la vera personalità del narcisista comincia ad emergere, accompagnandosi ad atteggiamenti volti a denigrare il partner, a danneggiare la sua autostima con critiche e rinfacci,  ad incolparlo di accadimenti, anche irrilevanti, spesso senza un autentico motivo.
Gli atteggiamenti all’interno della coppia cominciano a divenire irritabili e le occasioni di scontro sono sempre più frequenti. Il narcisista si mostra insoddisfatto del rapporto e fa ricadere l’intera colpa sul partner, che viene designato come il solo responsabile delle degenerazione del legame.
In questa fase il rapporto può prendere due direzioni contrapposte: nell’un caso quella della separazione, e dunque o il narcisista lascia il partner spontaneamente, sostituendolo con un nuovo oggetto Sé in grado di confermare la propria autostima e la propria capacità si seduzione – manipolazione dell’altro- o al contrario è il compagno a lasciare il narcisista, scegliendo di liberarsi della maglie di un rapporto che percepisce come malato e dannoso.
Questa direzione viene presa meno spesso di quanto ci si potrebbe augurare, e capita al contrario che le compagne (si parla soprattutto di soggetti di genere femminile) di uomini narcisisti riescano a trovare proprio nella personalità egocentrica e non empatica degli stessi un modo per dotare il rapporto di connotazioni idealizzate, in cui la speranza del cambiamento si accompagna alla devozione che sono disposte a fornire al compagno pur di continuare ad averlo accanto.
Le motivazioni possono essere molteplici, e comunque tutte riconducibili ad una deprivazione affettiva patita nell’infanzia: molto spesso si tratta di donne che cercano di colmare, nel rapporto col partner narcisista, i vuoti affettivi che hanno sperimentato in età infantile a causa di una figura paterna assente o inadeguata; altre volte sono donne che, nel tentativo di colmare il proprio vuoto affettivo, si accontentano di amare in maniera unilaterale, e quindi di dare tanto senza ricever nulla in cambio. Spesso accettano di vestire il ruolo di infermiera, di personaggio salvifico di un uomo che in fondo al cuore considerano buono e generoso, e comunque degno del loro rispetto. Alcune donne cercano nell’altro la parte di Sé che non hanno avuto il coraggio di esprimere a causa di ambienti educativi rigidi e intransigenti, mentre altre ancora, abituate al rifiuto delle figure genitoriali, non fanno che ripetere i copioni relazionali ( i MOI, come li chiama Bowlby) con il partner di turno, nella convinzione che accettare la sua distanza sarà anche il solo modo per continuare ad averlo vicino- così come le accadeva con i genitori.
L’ultima fase del rapporto è la più perversa e crudele: non a caso viene chiamata della Eliminazione, poiché in essa la partner viene totalmente svilita nella sua qualità di essere umano e di figura indipendente e autonoma da quella del narcisista.
La donna viene privata di libertà, capacità autovalutativa, autostima e consapevolezza del Sé: il narcisista proietta in lei la propria aggressività, incolpandola di azioni che in realtà è lui a commettere o attribuendole sentimenti che è lui a provare. Gli è impossibile accettare una responsabilità, una colpa o ricevere una critica. Né la partner gliele oppone, restando al contrario vittima  di una vampirizzazione con la quale viene spinta a colludere con la visione negativa che il compagno ha di lei.
L’obiettivo del narcisista, volto all’isolamento sociale ed emotivo della partner, è stato finalmente raggiunto, con la conseguenza che lei per prima non reputerà possibile un cambiamento della situazione in senso migliorativo: così, paralizzata dalla paura e dalla sfiducia, non farà nulla per liberarsi anche ove ne avesse l’opportunità (fenomeno dell’impotenza appresa).

COME DIFENDERSI DAL NARCISISTA, COME RICONOSCERLO?
Un narcisista lo possiamo riconoscere grazie ad un identikit, una sorta di carta di identità che lo contraddistingue con una certa sistematicità: si tratta di un soggetto che in genere ha molta cura dell’abbigliamento e del proprio aspetto fisico, un perfezionista attento ai dettagli che non ascolta ma parla, e sempre di se stesso, con una modalità comunicativa peraltro rigida e inflessibile, e una prosodia piatta, fredda, incolore, a testimonianza del suo vuoto emozionale.
Egli interrompe spesso la conversazione quando non è d’accordo con quanto si sta dicendo, tende ad alzare la voce, non accetta critiche e responsabilità che al contrario si compiace di lanciare, a volte anche con toni minacciosi, sugli altri. È inoltre amante dell’estetica, dell’apparenza, spesso mostra preoccupazione per la propria salute, a testimonianza di un’estrema fragilità del Sé.
È un soggetto portato a correggere il partner, a fargli notare le incongruenze del suo comportamento con le aspettative autocentrate da lui imposte nel rapporto. Il suo bisogno compulsivo di gratificazione lo porta ad una necessità di adorazione della quale nessuno si mostrerà mai all’altezza. Così corregge, critica, accusa, rinfaccia, crede che ogni cosa gli sia dovuta, e anche quando la ottiene, è come se non avesse ottenuto nulla. E il ciclo di nullificazione dell’altro ricomincia, con una forma di larvata violenza che svilisce il corpo e la psiche, fino all’annichilimento totale.
Il narcisista proietta sull’altro il proprio dolore, causando soltanto sofferenza e disperazione in colui che dice di amare. Se solo fosse amore, il suo…ma il narcisista, specie il narcisista maligno, non è capace di amare.
Sarà meglio capirlo prima di farsi male.

M. Rebecca Farsi

Riferimenti bibliografici:
Brain, D. (2020), Narcisista Perverso, guida essenziale per riconoscere il manipolatore affettivo e liberarsi di una relazione opprimente, Independently Published;
Ghezzani, N. (2019), Relazioni crudeli. Narcisismo, sadismo e dipendenza affettiva, Raffaello Cortina, Milano;
Schmidt, G. (2008), Il manipolatore narcisista. Riconoscerlo e liberarsene per riprendere il controllo sulla propria vita, Il punto d’incontro, Vicenza.

Immagine: Narcissism (Eliza Matica)

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. vincenza63 ha detto:

    Ciao, io ci sono appena passata e dopo 6 anni di tempesta e autostima a zero o quasi Dio è intervenuto e mi ha dato la forza di buttarlo fuori di casa. Ho voglia di raccontarla questa storia… Con strascichi. Perchè il narcisista non sopporta di perdere.

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  2. M. Rebecca Farsi ha detto:

    Cara Amica,
    il tuo commento è prezioso per me e per tutti coloro che lo leggeranno. Testimonia che sei una persona coraggiosa, perchè ci vuole coraggio per liberarsi da certe prigioni, che colpiscono la psiche prima ancora del corpo, e ti fanno credere che nulla potrà cambiare. Tu hai avuto la lucidità e il coraggio di porre fine a tutto questo, che, lo ripeto,. è solo un massacro per la donna. Uno stillicidio, un annientamento della sua stessa soggettività. Hai ragione, il narcisista non è capace di perdere, e purtroppo, per ragioni patologiche connesse al suo disturbo, si sente forte soltanto distruggendo l’altro. La sua forza è nello svilimento, nella sottomissione di chi lo circonda. per questo liberarsi di lui è ancora più difficile.
    Tu hai compiuto il passo più importante e difficile, quello della consapevolezza. Adesso, lontano da lui e dalle sue manipolazioni affettive, ti sarà più facile giudicare con chiarezza gli eventi, prendere coscienza di te stessa e delle tante qualità che sicuramente possiedi. Con il tempo troverai altre persone in grado di apprezzarle, ma prima di tutto devi essere tu ad apprezzarti e ad amarti, per la persona che sei. La tua sofferenza, lungi dal farti sentire colpevole, deve anzi aumentare la tua forza e la tua fiducia in te stessa,
    Fai bene a raccontare la tua storia. Fatti aiutare da uno psicologo, se vuoi. Verbalizzare le emozioni darà una forma a quanto di inespresso hai dentro di te, oltre a restituirti un senso di controllo sulla tua vita, sulle tua potenzialità e sui tuoi obiettivi futuri. Inoltre, la tua storia servirà da esempio e da stimolo a tante persone che stanno soffrendo a causa di une relazione patologica dalla quale non hanno ancora trovato il coraggio di liberarsi. La tua storia è tua, e ti appartiene, ma le parole con cui deciderai di raccontarla saranno di tutti coloro che le vorranno ascoltare, per trovare in esse la stessa forza che hai avuto tu. Dio ti benedica, cara amica coraggiosa. grazie del tuo commento, che ha arricchito anche me.

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