L’iter diagnostico nei disturbi dell’apprendimento

Pinocchio Painting by Alex Anufriev | Saatchi Art

Prima di emettere una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento è necessario seguire un percorso clinico e didattico prestabilito le cui procedure, l’una propedeutica all’altra, sono finalizzate all’identificazione e alla presa in carico dell’alunno DSA, evitando il più possibile falsi positivi e falsi negativi. Se ne offre una breve descrizione.

Che differenza c’è tra un DSA e una difficoltà dell’apprendimento?

Il disturbo DSA si presenta come innato, irreversibile, con connotati neurobiologici e resistente al trattamento e ai programmi di potenziamento successivi allo screening,  laddove una difficoltà dell’apprendimento rappresenta una impasse, temporanea e reversibile, che può essere provocata da difficoltà di studio o di inserimento (passaggio di cicli scolastici, stress momentanei, bambino stranieri) e che mostra effetti positivi al termine dei programmi di potenziamento. È importante che le dimensione non vadano mai confuse, sia dal punti di vista clinico che didattico. È inoltre necessario rispettare i tempi per la diagnosi di DSA: la Consensus Conference del 2011 stabilisce che per la dislessia sia necessario aspettare la metà del secondo anno di scuola primaria, e per la discalculia la fine del terzo. In un periodo precedente, data la variabilità delle capacità di apprendimento dei bambini, non è possibile stabilire con certezza la presenza di un disturbo DSA.

PREREQUISITI NELL’ APPRENDIMENTO DELLA LETTO-SCRITTURA

Cosa serve per imparare a leggere e a scrivere?

ANALISI VISIVA: è la capacità di riconoscere e tracciare i segni grafici che vanno a comporre le lettere; LAVORO DA SINISTRA A DESTRA: è la capacità del bambino di lavorare con una preferenza nella lateralizzazione, destra o sinistra; COORDINAZIONE VISUO-MOTORIA: il bambino dovrà essere in grado di coordinare occhio e mano nella medesima direzione, dato come in una fase infantile profonda, intorno ai 12 mesi circa, la capacità grafica non esprimA nessuna valenza simbolico-espressiva, essendo riconducibile ad un mero esercizio fisico; ORIENTAMENTO SPAZIALE: capacità di mantenere una consapevolezza dello spazio operativo, soprattutto nella riproduzione del segno grafico ( utile per la scrittura) e nella identificazione dello stesso (utile per la lettura). Questo consentirà di leggere e scrivere mantenendo il rispetto delle righe e degli spazi; DISCRIMINAZIONE VISIVA: capacità del bambino di analizzare visivamente il segno grafico e di distinguere i grafemi che dagli stessi sono composti, anche quelli che presentano una grafia simile, come la m e la n, la p e la q, la b e la d; è una capacità che  si acquisisce con il frequente esercizio nella lettura; DISCRIMINAZIONE UDITIVA: è la capacità di distinguere suoni diversi,  differenti anche per sonorità impercettibili, ai fini di identificare le diverse pronunce che vanno a costituire lettere e sillabe. Si tratta di un requisito fondamentale per la conversione grafema-fonema utilizzato nella lettura; CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA: consente di comprendere che le parole e le sillabe sono formate da fonemi, unità minime di suono che possono essere scomposte, modificate, utilizzate in modalità differenti rispetto a quelle di presentazione: il riferimento va alla capacità di comprendere le parole in rima, di produrre delle rime, di riconoscere le parole che finiscono o iniziano con la medesima sillaba, di scomporre i singoli fonemi e combinarli tra loro con giochi di pronuncia, effettuare segmentazioni fonemiche e operazioni di fluidità lessicale; MEMORIA E ATTENZIONE: utili per l’immagazzinamento e la focalizzazione di stimoli e  simboli, e dunque per la formazione dell’apprendimento.

COME VALUTARE  I PREREQUISITI SIN DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Gli strumenti più utili per indagare la presenza dei prerequisiti all’apprendimento, sin nell’età prescolare sono l’IPDA, una batteria di 43 domande che può essere somministrata già nell’ultimo anno della scuola d’infanzia, e la batteria PRCR-2, somministrabile nell’ultimo anno della scuola d’infanzia e nel primo anno della scuola primaria.
Nei casi in cui il bambino riporti dei punteggi bassi nelle prove proposte dalle batterie, sarà  premura dell’insegnante porre in essere delle strategie di potenziamento dei prerequisiti, al termine delle quali sarà necessario sottoporre un nuovo test valutativo ai bambini, per verificare l’efficacia del trattamento effettuato.
Già dal primo anno di scuola primaria il bambino  deve essere in grado di contare e scrivere numeri entro la decina, deve aver raggiunto la consapevolezza fonologica globale e analitica, deve possedere un padroneggiamento delle sillabe e della divisione grafema fonema. Ove nel primo anno di scolarizzazione non abbia raggiunto tali piccoli traguardi, ci sarà sicuramente bisogno di indagini ulteriori, che proseguiranno soprattutto al termine di un programma di potenziamento non andato a buon fine.
Entro la seconda elementare un bambino normodotato deve saper leggere alla velocità di 2-2,5 sillabe al secondo. Un dislessico, senza trattamenti adeguati, ci riuscirà soltanto alla fine della terza media, con tutte le difficoltà che ciò comporterà a livello di apprendimento e di confronto con i pari.

LA DIAGNOSI E IL DOPO-DIAGNOSI: I PASSI FONDAMENTALI

Al termine di un programma di potenziamento non andato a buon fine, e i cui risultati si mostrano ancora sotto la media attesa per età e classe di appartenenza, la scuola dovrà comunicare la difficoltà del bambino alla famiglia, per sospetto DSA. Questo comporterà il dovere dei genitori di sottoporre il bambino ad una serie di indagini diagnostiche e di test standardizzati, a partire dall’indispensabile test di misurazione del quoziente intellettivo, somministrati da clinici competenti nei centri abilitati. A questo proposito la Consensus Conference prima citata, specifica  come la valutazione diagnostica debba essere effettuata da  un équipe multidisciplinare composta da neuropsichiatra, logopedista e psicologo: gli unici soggetti abilitati all’emissione della diagnosi sono infatti medici e psicologici, con esclusione di tutti gli altri ruoli professionali ( ivi compresi educatori, counselors e pedagogisti).
In caso di esito positivo della diagnosi, e dunque di presenza di DSA, i clinici dovranno comunicarne l’esito alla famiglia perché a sua volta lo riferisca alla scuola, che dovrà prendere i provvedimenti più opportuni a livello didattico, sulla base di quanto descritto nella diagnosi stessa.
Uno dei primi doveri della scuola sarà quello di compilare il PDP – Piano didatico personalizzato– un documento OBBLIGATORIO redatto collegialmente dai docenti al cui interno dovranno essere specificate le modalità didattiche e valutative da attuare col bambino, oltre la determinazione di eventuali strumenti compensativi e dispensativi da utilizzare in classe e nei compiti a casa. Il PDP è redatto sulla base delle specifiche esigenze e capacità del bambino, deve essere accettato e firmato dai genitori ed è sempre sottoponibile a modifica concordata. Per la sua redazione è prevista la consultazione dei genitori, oltre che degli esperti clinici esterni. 
Il PDP deve essere completato entro il primo trimestre dell’anno scolastico, o comunque entro tre mesi dalla presentazione della diagnosi certificativa, che è ben diversa dalla diagnosi clinica.
Si precisa infatti come la certificazione sia un documento legale rilasciato dalle strutture pubbliche o private accreditate che riconosce ufficialmente la presenza del disturbo e  autorizza la scuola all’adottamento di tutte quelle previsione stabilite ad hoc dalla legge – tra le quali rientra anche la redazione del PDP), mentre la diagnosi è solo un parere clinico che attesta la presenza del disturbo, ma privo di valore ufficiale ai fini didattici.
La scuola può agire solo dopo l’emissione della certificazione, anche se, visti i tempi piuttosto lunghi per l’ottenimento della stessa da parte delle strutture autorizzate ( non in tutte le regioni esistono enti privati accreditati, e la tempistica delle strutture sanitarie pubbliche non è proverbialmente celere) la legge autorizza a redigere il PDP e ad attuarne il contenuto già nei tempi di attesa (Nota ministeriale DIUR n. 6/2013).

SINTESI CONCLUSIVA DEL PERCORSO:

In definitiva il percorso di diagnosi DSA può essere così suddiviso:

  • screening da parte degli insegnanti per valutare i prerequisiti e lo stato degli apprendimenti;
  • attuazione programmi di potenziamento da parte della scuola;
  • in caso di esito negativo del potenziamento, e quindi di mancato miglioramento delle difficoltà del bambino, comunicazione ai genitori;
  • somministrazione di test clinici nei centri accreditati o nelle strutture pubbliche;
  • comunicazione della diagnosi clinica ai genitori e richiessta della diagnosi certificativa;
  • presentazione della diagnosi certificativa alla scuola;
  • formulazione del PDP.

La diagnosi di DSA non è uno stigma, non è una colpa, non è una punizione, e non deve essere vissuta come tale: il primo passo da compiere, da parte della scuola e dei genitori, è il riconoscimento non colpevole della sua esistenza, con un messaggio di accettazione empatica, collaborativa e solerte che dovrà essere necessariamente trasmessa anche al bambino. In caso contrario, al disagio inevitabilmente comportato dal DSA, potrebbero unirsi sentimenti di svalutazione, sfiducia nel Sé, impotenza appresa, ansia e sofferenza nel confronto con i pari, il cui esito potrebbe risultare dannoso nel contesto didattico (provocando demotivazione e abbandono scolastico) e in quello emotivo- esistenziale, generando psicopatologie di varia natura (specie disturbi d’ansia e dell’umore), anche sul lungo termine. La cosa peggiore, per gli studenti, è associare la scuola ad emozioni negative, che ostacolano l’apprendimento e il formarsi di un sano percorso evolutivo. Al contrario emozioni positive permettono la concentrazione e l’attenzione nello studio, stimolano connessioni e collegamenti, favoriscono la rievocazione di materiali appresi, offrono una sensazione di competenze e autoefficacia.
Il bambino DSA è un bambino assolutamente sano e capace, e come tale dovrà percepirsi: deve solo essere aiutato più degli altri, a scuola e a casa, affinché il diritto allo studio garantito dalla legge possa trovare attuazione concreta anche nella realtà.

M.Rebecca Farsi

Bibliografia

Stella, G. Scorza, M., Zoppello, M. (2019): DSA: identificazione, valutazione e trattamento. Indicazioni per gli operatori, Franco Angeli, Milano.

Vio, C., Tressoldi, P.E., Lo Presti, G. (2012), Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico, Erickson, Trento.

Legge n.170 – 8 ottobre 2010

Consensus Conference 2011, https://www.aiditalia.org/Media/Documents/consensus/Cc_Disturbi_Apprendimento.pdf

https://www.lineeguidadsa.it/download_documentiDSA/download.php

Immagine: Pinocchio (Alex Anufriev)

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    È un articolo informativo, soprattutto per quei genitori che hanno bisogno di conoscere i passi fondamentali per essere di supporto al proprio figlio.

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    1. M. Rebecca Farsi ha detto:

      Grazie infinite, era proprio questo l’intento dell’articolo, e sono lieta che tu lo abbia colto. Fare chiarezza dopo una diagnosi di DSA è fondamentale, soprattutto per offrire ai genitori le risposte di cui sono alla ricerca. anche nei rapporti con la scuola. Affrontare un cambiamento è una sfida, ma è sempre possibile riuscire ad adattarsi nel modo migliore. Basta conoscere i passi giusti per andare avanti e non perdersi d’animo di fronte alle difficoltà. Per il bene e il benessere del bambino, che deve costituire l’interesse primario da tutelare.

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