Cos’è la personalità?

This is a cartoon of researchers piecing together a jigsaw puzzle of a head

Apprezzi il coraggio e il valore o l’intelligenza e l’apprendimento? La tua risposta potrebbe indicare se finisci in Grifondoro o Corvonero, secondo un test della personalità a tema Harry Potter (Sono due tipi di egocentrismo diversi tra loro: quello Grifondoro è più celebrativo, quello Corvonero è dato dall’impossibilità di contenere la propria personalità). Altri test pretendono di dirti a quale razza di cane somiglia di più la tua personalità; sei un chow chow protettivo o un levriero calmo e confortante? Una miriade di test di personalità, sia ironici che seri, incluso il popolare test di Myers-Briggs che valuta tratti come l’introversione contro l’estroversione, ci raggruppa in tipi di personalità. Ma cosa c’è di veramente diverso in noi? In un nuovo articolo, intitolato “Personality beyond taxonomy”, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour, i ricercatori del Caltech delle discipline neuroscientifiche, psicologiche e filosofiche discutono l’annosa domanda: cos’è la personalità? Mentre la maggior parte degli studi misura la personalità in vari modi, spesso sono ambigui su cosa sia realmente la personalità: è nei comportamenti stessi o, forse, nei geni, nel cervello o in tutti questi? I ricercatori del Caltech sostengono l’importanza dei modelli che fanno tali distinzioni e concludono che la personalità risiede nel cervello. Nella ricerca sulla personalità, c’è una notevole confusione, anche tra gli scienziati, sul fatto che la personalità sia nel cervello. Puoi trovare tutti i tipi di descrizioni di ciò che costituisce la personalità, che vanno dalla genetica, attraverso le caratteristiche del cervello, al comportamento, ma in molti casi rimane ambiguo se le quantità siano cause della personalità, effetti della personalità o se effettivamente costituiscano personalità. Si ritiene che i geni e l’ambiente siano cause della personalità e che il comportamento derivi dalla personalità, ma la personalità stessa si trova nel cervello. Nel nuovo studio teorico, i ricercatori propongono modelli specifici che delineano la relazione tra personalità, geni e comportamenti e propongono modi per testare tali modelli utilizzando gli strumenti delle neuroscienze. Propongono anche modi per testare la questione di dove nel cervello potrebbe trovarsi la personalità e, in particolare, come la personalità è correlata ad altre funzioni psicologiche, come l’emozione e la memoria. Presentando ipotesi verificabili su come si realizza la personalità nel cervello, i ricercatori sperano di collegare questi sforzi separati di studio della personalità in psicologia con la ricerca nelle neuroscienze. Lo studio Nature Human Behavior è stato finanziato dalla National Science Foundation.

Daniele Corbo

Bibliografia: The study will appear in Nature Human Nature

Immagine: The image is credited to CalTech

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. gianni ha detto:

    Buonasera, faccio i miei auguri ai ricercatori che seguendo le tracce genetiche e tutti i fattori ambientali, chiamiamoli per sintesi “epigenetici” cercano verifiche di comportamenti e personalità,
    Si dimostrerà soggettivamente tutto e il contrario di tutto, ma a complicare la ricerca ci sono anche le ipotesi più ardite non cervello-dipendenti che la scienza rifiuta e non può prendere in considerazione perchè non saprebbe poi dove cercare conferme, quindi di nuovo tanti auguri all’umanità futura.
    Ma essendo la consapevolezza di intelligenza (o presunzione) al massimo grado non ci accorgiamo nemmeno che le cose che intelligentemente scopriamo oggi per la prima volta sono in azione da milioni o forse miliardi di anni, a chi il merito o responsabilità?
    Non certo al cervello umano che vogliamo eleggere a centro nevralgico dell’universo.

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    1. Buonasera. Non ho ben capito il suo commento, ma credo di aver capito che sostenga l’inutilità della ricerca, giusto? Il fatto che oggi “vengano scoperte cose in azione da milioni di anni” non è in contraddizione di meriti, nel senso che il neuroscienziato non ha tanto il compito di scoprire l’origine dei fenomeni, né il senso ma soprattutto il meccanismo di funzionamento. E quello serve ad essere di aiuto per aiutare persone che soffrono di qualche forma di patologia, senza togliere meriti a nessuno!

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  2. gianni ha detto:

    Perchè si sviluppa la malattia? E quale è il fine della scienza?
    Voi sapete quali sono i valori che stanno alla base della salute nell’intero corpo umano?
    Si può negare che viviamo in società estranianti, dove si frantuma il tessuto sociale per obiettivi egoistici, per profitto, per distinguersi dalla massa, per prevaricare il prossimo ed emergere e tanto altro?
    E si può negare che le scoperte scientifiche parziali e imprecise sono state sequestrate da personaggi potenti e spregiudicati per avvelenare il pianeta e i suoi abitanti, arricchendo pochi e danneggiando la casa di tutti e la salute di tanti?
    Dopo diversi decenni di scempio ci si è accorti che qualcosa di grave sta succedendo, ambientalmente e socialmente…
    Così, il fine odierno della scienza, finanziata più da privati che da enti senza scopo di lucro, non è più la—— comprensione dell’ordine naturale per poter vivere in accordo con esso——–, ma una conoscenza che possa essere usata per riparare ma anche contemporaneamente dominare, controllare e sfruttare.
    Come si può sostenere a priori che un’indagine rigorosamente scientifica sia in qualche modo superiore ad una che cerca di integrare la logica meccanica con una visione olistica in funzione di totalità integrate le cui proprietà non possono essere ridotte alle unità minori” .
    Ma se consideriamo solo ipotesi parziali e verificabili, quasi meccaniche cosa troveremo? La verità o solo conferme di qualsiasi genere solo per dire che avevamo ragione o niente del tutto?
    Se la salute del corpo intero è basata su equilibri corpo-mente-ambiente composte da miliardi di variabili più eventualmente qualcosa d’altro che non riuscendo a quantificarlo noi rifiutiamo di considerare, cosa otterremo? Ricerca certamente sacrosanta e auspicabile anche per me ma parziale e otterrà risultati parziali. Se questo è il compito assegnato va bene così.
    Perchè penso che ci sia qualcosa d’altro….perchè, ripetendomi, il mondo funziona da miliardi di anni su regole di cui siamo parte ma che noi non abbiamo scritto, è sufficiente?
    Il punto ideale fondamentale, sarebbe quello di riuscire a integrare o per lo meno non ignorare “gli aspetti” che la scienza accademica non può e vuole riconoscere, come lei dice non è compito del neuroscienziato.
    Bene così ma date le condizioni ambientali e sociali attuali citate , non da me ma da milioni di persone, come si può sperare di ottenere o riottenere la salute?
    Ah già dimenticavo la realtà…..se non si può o non si vuole neanche tentare di mitigare e cambiare l’aspetto epigenetico allora cosa facciamo? Studiamo come funziona il cervello per poter almeno manipolare le percezioni e imbrogliare le vittime perchè si sentano serene comunque…..e se le strutture mediche non possono per vari motivi affrontare radicalmente la situazione allora si ricorre a sostanze chimiche sempre più complesse e funzionali ( e con effetti collaterali) a reprimere i sintomi e non le cause più o meno note.
    Da esperienze personali dirette e indirette non voglio far mancare la mia riconoscenza per impegno e abnegazione, ma dubbi e problemi restano.
    Grazie.

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    1. Mi permetta di dirle che la sua visione della scienza non è completamente aderente alla ricerca attuale, sempre più inclusiva verso le componenti epigenetiche. Tra l’altro tracce di questi studi ne può trovare su questo sito (di un’organizzazione di volontariato che combatte proprio per aiutare fragili e vulnerabili esclusi dalla società) in quanto, da neuroscienziato, credo che la ricerca non possa essere riduzionista. Infine devo contraddirla circa la scienza prezzolata dai privati, la ricerca di base (la vera scienza) è quasi tutta fatta dalle università. Comunque sono d’accordo con lei che questa società così com’è non ha futuro, deve cambiare nelle basi. Buona serata

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  3. gianni ha detto:

    Può sembrare che i miei commenti sbaglino bersaglio e forse è vero, i miei fantasmi sono gli psicofarmaci, inutile che qui io specificamente assai meno competente e poco informato sul mondo della ricerca aggiunga alcun aggettivo adeguato al vocabolo.
    Lei non potrà però credibilmente negare la loro enorme e crescente diffusione a proposito e forse anche a sproposito, ma chiediamoci cosa sono queste sostanze….in ultima analisi esse rappresentano il punto di atterraggio della ricerca scientifica nel campo neuropsichiatrico, le inevitabili imperfette risultanze della ottima ed encomiabile ricerca teorica, prodotti elaborati e confezionati da potenti enti privati, potenti fino a che punto io non so.
    Per carità non se ne faccia una diatriba personale, lei rappresenta una categoria importantissima e indispensabile ma spero che oltre ad evitare il riduzionismo si evidenzi con forza da parte di voi esperti, coloro che hanno la conoscenza massima, che ci sono altri reali fattori fondamentali a danno della salute, da indagare con altrettanta forza e urgenza.
    Se ci sono cause note coloro che sanno devono denunciarle e spingere le autorità a (cercare di) riparare le distorsioni dannose, formando un coro con le vittime più o meno consapevoli per pretendere il cambiamento.
    Perchè se alcuni individui, che siano famiglie o gruppi sociali o singoli individui, fanno una vita miserabile e vanno un pò fuori di testa mi sembra troppo riduttivo dire che è colpa del tale ormone scarso o della tale ghiandola che smette di funzionare e non dire che una serie di farabutti sfrutta e maltratta esseri umani che prima o poi cedono…… i palliativi sono importanti ma spesso creano dolorosi accanimenti terapeutici, indispensabili alla sopravvivenza ma poco rispettosi del significato pieno della “vita”.
    Certamente non può essere vostro compito riparare materialmente le cose ma non potete bisbigliare di fronte ai drammi sociali e ambientali che alimentano disagi e malattie.
    Questa è la mia visione, può essere sbagliata ma mi auguro continuando a seguire i suoi interessanti articoli di capire che lei è uno di quelli che denunciano e le auguro buon lavoro.
    Cordialmente.

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    1. Anche io non sono un simpatizzante degli psicofarmaci, ritengo che la ricerca stia indicando la direzione per far si che i disagi mentali insorgano sempre meno, quindi prevenirli. Purtroppo la voce della scienza non è così ascoltata…

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