Distanze (a)sociali

Oggi ospitiamo sul nostro sito un nuovo amico, centroasociale.com, che ci racconta il disagio che si trova a vivere nel cercare aiuto nei centri di salute mentale.

Dilemma about mental health Painting by Cynthia Gregorová |

Era un giorno come tanti altri, il freddo premeva sulle strade, nella mattinata, ed io mi stavo recando all’appuntamento settimanale al csm (centro di salute mentale ). Ad attendermi vi erano lo psichiatra, un baldo giovane dai lunghi capelli, ma comunque molto curato, e le infermiere del servizio sempre cordiali e disponibili con me. Dopo aver effettuato l’accesso nell’ospedale con tanto di misurazione della temperatura corporea (norme anticovid) mi reco verso il lungo corridoio che mi porta verso quelle che sono 2 porte; quella alla mia sinistra la guardiola delle infermiere, quella alla mia destra la stanza dove riceve lo psichiatra. A differenza di qualche anno prima, la situazione è cambiata perché lo psichiatra che c’è ora è più accogliente ed è più pronto a capirti, di questo gliene faccio merito, quello che vi era un tempo, molto più burbero, sfacciato e provocatorio. Ma torniamo a noi, mi affaccio alla porta del dottore, lui con un cenno mi dice: “un attimo arrivo”, stava sbrigando altri lavori al computer, probabilmente burocratici. Io ho una certa smania di entrare, non so perché, ma come al solito muovo i piedi a desta e a sinistra e li ondulo in qua e in là, come fossi sulle montagne russe. Loro del distretto sono diventati comunque per me come una famiglia a cui voler bene, ho anche fatto loro dei pensieri questo Natale. In tutto questo però vedo delle enormi carenze, non solo su di me, ma verso altre persone che sono seguite da loro. Come dicevo prima, stavo aspettando il mio turno per fare la consueta visita di routine, ma davanti a me c’erano due persone, un uomo e una donna che avranno avuto più di 50 anni sicuro. Aspettavano anche loro la visita del dottore, ma ho notato in loro, un certo disagio, un disagio che ho provato anche io molte volte. Ho provato ad immaginarmi quello che poteva essere questo disagio nella mia testolina, e credo di averlo capito, l’ho identificato nelle carenze che ha questo servizio. Certo parto da un mio preconcetto, ma quegli occhi li conosco bene, sono occhi di chi, oltre che ad una terapia farmacologica, avrebbe bisogno di un aiuto in più e questo aiuto è un sostegno psicologico mirato alle problematiche della persona specifica. Perché io per esempio ho chiesto di avere un aiuto da parte del servizio pubblico, psicologico, ma mi è stato negato, e se è stato negato a me, perché dovrebbero darlo a loro che sono “vecchi” per il sistema? Prendo in esempio loro, ma potrei prendere in esempio tante altre persone seguite dal servizio che conosco. Infatti, secondo me, la nostra società di oggi che si basa principalmente sul dictat del “compra e produci”, perché dovrebbe aiutare delle persone che hanno esaurito la funzione del “produrre”? per la società sono uno scarto… Ad avallare la mia tesi c’è la risposta quasi “inconscia” della mia infermiera. Ieri mentre parlavamo al telefono ad un certo punto mi dice: “certo che ti aiutiamo, hai tutto il diritto. Soprattutto perché sei GIOVANE ” Capite ? io che sono giovane e quindi “funzionale” posso essere aiutato di più ( ma l’aiuto consiste sempre nel farmi vedere più spesso dallo psichiatra ), altri più anziani di me non hanno questo diritto e questo mi fa rabbia , non per me , ma perché ci sono persone lasciate nella propria solitudine che avrebbero diritto ad essere aiutate , giovane o anziano, non vuol dire assolutamente nulla e di questo ne sono certo. Insomma, non basta farsi vedere dallo psichiatra una volta ogni tot e farsi prescrivere qualche farmaco, anche se reputo la terapia farmacologia importantissima, ci vuole anche il lavoro e la terapia della parola, perché tutto deve essere in esigenza e in basa alla persona, di qualsiasi età, di qualsiasi contesto, di qualsiasi etnia o religione. E non ci devono essere pregiudizi, certo c’è anche la figura dell’assistente sociale con le borse lavoro, ma finché lo stato continuerà a fare tagli alla sanità e di conseguenza ai centri di salute mentale e alle organizzazioni di volontariato come Orme Svelate, non andremo molto avanti, perché ripeto il supporto psicologico e il sostegno emotivo ci vogliono SEMPRE.

centroasociale.com

Immagine: Dilemma about mental health (Cynthia Gregorová)

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. jeannemodi ha detto:

    La solitudine può essere un mostro. Ha il potere di insinuarsi senza faccia un rumore, un singolo scricchiolio. L’unica soluzione che ho trovato è farmela amica ed ora somiglia più ad una compagna di viaggio. 😊

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    1. centroasociale ha detto:

      Vero, però secondo me é anche importante ricordarsi che dalla solitudine si può passare all’isolamento volontario od involontario che sia . C’è una solitudine sana che magari é quella di ritrovarsi a passeggiare per un centro abitato per l’appunto “soli” con se stessi , ma comunque in mezzo ad altre persone ed ammirando e scorgendo per esempio vetrine dei negozi vecchi edifici monumenti storici ecc..
      Poi c’è una solitudine “malsana” che é quella dell’isolamento in cui ci si può ritrovare per cause volontarie o involontarie , stare chiusi in una stanza con le serrande abbassate in un letto secondo me non é sano . Ma ritrovarsi sul terrazzo in una bella giornata di sole a leggere un bel libro si ! Poi ci sono sempre le vie di mezzo.

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  2. lucetta ha detto:

    Ti ringrazio per questa tua testimonianza. Da come vedi le cose mi è sembrato che hai una sensibilità ed un cuore migliore, più attento ai bisogni di quello del dottore e dell’infermiera. Ti auguro tutto il bene possibile. Sono un anziana che ha ancora cervello e capacità di gestirsi. Grazie a Dio.

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    1. centroasociale ha detto:

      Ti ringrazio della risposta al mio articolo lucetta , e ne approfitto ancora per ringraziare chi mi ha ospitato qui . Spesso ci vuole un occhio esterno e più “nuovo” per vedere oltre a come stanno le cose , non sto dicendo di averlo , voglio mantenere una certa umiltà nel fare e dire le cose , però , quando qualcuno viene da fuori e non é un addetto ai lavori può cogliere degli aspetti che non tutti notano , neanche chi fa parte del servizio stesso riesce a notare .

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      1. Siamo noi di Orme Svelate a ringraziarti e ad invitarti a continuare a scrivere sul nostro sito quando vuoi!

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