Con l’avvicinarsi della morte, i nostri sogni offrono conforto e riconciliazione

Stairway to Heaven Painting by Harry Weisburd | Saatchi Art

Uno degli elementi più devastanti della pandemia di coronavirus è stata l’incapacità di prendersi cura personalmente dei propri cari che si sono ammalati. Ripetutamente, i parenti in lutto hanno testimoniato quanto sia stata più devastante la morte del loro caro perché non erano in grado di tenere la mano del loro familiare – per fornire una presenza familiare e confortante nei loro ultimi giorni e ore. Alcuni hanno dovuto dire i loro ultimi addii attraverso gli schermi degli smartphone tenuti da un operatore sanitario. Altri hanno fatto ricorso all’uso di walkie-talkie o salutando attraverso le finestre. Come si fa a venire a patti con il travolgente dolore e senso di colpa per il pensiero di una persona cara che muore da sola? Non c’è una risposta a questa domanda, ma il libro di un medico “La morte è solo un sogno: trovare speranza e significato alla fine della vita” – potrebbe offrire qualche consolazione.
All’inizio della sua carriera, l’autore del libro aveva il compito, come tutti i medici, di occuparsi dell’assistenza fisica dei suoi pazienti. Ma presto notò un fenomeno a cui erano già abituate le infermiere esperte. Mentre i pazienti si avvicinavano alla morte, molti avevano sogni e visioni di cari defunti che tornavano per confortarli nei loro ultimi giorni. I medici sono in genere addestrati a interpretare questi eventi come allucinazioni indotte da farmaci o deliri che potrebbero giustificare la somministrazione di più farmaci o una vera e propria sedazione. Ma dopo aver visto la pace e il conforto che queste esperienze di fine vita sembravano portare ai suoi pazienti, il dottore decise di fermarsi e ascoltare. Un giorno, nel 2005, una paziente morente di nome Mary ebbe una visione del genere: iniziò a muovere le braccia come se stesse cullando un bambino, suo figlio che era morto nell’infanzia decenni prima. Per il dottore questo non sembrava un declino cognitivo. E se, si chiese, le percezioni personali dei pazienti alla fine della vita fossero importanti per il loro benessere in modi che non dovrebbero riguardare solo infermieri, cappellani e assistenti sociali?
Come sarebbero le cure mediche se anche tutti i medici si fermassero e ascoltassero?
Così alla vista di pazienti morenti che raggiungevano e chiamavano i loro cari – molti dei quali non avevano visto, toccato o sentito per decenni – il dottore iniziò a raccogliere e registrare testimonianze fornite direttamente da coloro che stavano morendo. Nel corso di 10 anni, lui e il suo gruppo di ricerca hanno registrato le esperienze di fine vita di 1.400 pazienti e famiglie. Le scoperte sono state sbalorditive. Oltre l’80% dei pazienti, indipendentemente dal percorso di vita, dal background o dal gruppo di età da cui provenivano, ha avuto esperienze di fine vita che sembravano comportare qualcosa di più che strani sogni. Questi erano vividi, significativi e trasformativi. E sono sempre aumentate di frequenza vicino alla morte. Includevano visioni di madri, padri e parenti scomparsi da tempo, così come animali domestici morti tornati per confortare i loro ex proprietari. Riguardavano le relazioni resuscitate, l’amore ravvivato e il perdono raggiunto. Spesso hanno portato rassicurazione e sostegno, pace e accettazione. Le commoventi storie degli incontri di questo medico e scienziato con i suoi pazienti e le loro famiglie hanno confermato come, nelle parole dello scrittore francese del Rinascimento Michel de Montaigne, “colui che dovrebbe insegnare agli uomini a morire insegnerebbe loro allo stesso tempo a vivere“. Ad esempio racconta di Robert, che stava perdendo Barbara, sua moglie da 60 anni, ed è stato assalito da sentimenti contrastanti di colpa, disperazione e fede. Un giorno, la vide inspiegabilmente raggiungere il figlio bambino che avevano perso decenni prima, in un breve periodo di sogni lucidi che riecheggiavano l’esperienza di Mary anni prima. Robert fu colpito dal comportamento calmo e dal sorriso beato di sua moglie. È stato un momento di pura integrità, che ha trasformato la loro esperienza del processo di morte. Barbara stava vivendo il suo passaggio come un tempo d’amore riconquistato, e vederla confortata portò a Robert un po’ di pace in mezzo alla sua irrimediabile perdita. Per le coppie anziane, essere separati dalla morte dopo decenni di unione era semplicemente insondabile. I sogni e le visioni ricorrenti di Joan hanno aiutato a riparare la profonda ferita lasciata dalla morte di suo marito mesi prima. Lo chiamava di notte e indicava la sua presenza durante il giorno, anche nei momenti di piena e articolata lucidità. Per sua figlia Lisa, questi eventi l’hanno fondata sulla consapevolezza che il legame dei suoi genitori era indissolubile. I sogni e le visioni pre-morte di sua madre hanno aiutato Lisa nel suo viaggio verso l’accettazione, un elemento chiave dell’elaborazione della perdita.
Quando i bambini stanno morendo, spesso sono i loro amati animali domestici deceduti a fare le apparizioni. La tredicenne Jessica, morente di una forma maligna di cancro alle ossa, ha iniziato ad avere visioni del suo ex cane, Shadow. La sua presenza la rassicurò. “Starò bene”, ha detto al dottore in una delle sue ultime visite. Per la madre di Jessica, Kristen, queste visioni – e la conseguente tranquillità di Jessica – hanno aiutato ad avviare il processo a cui aveva resistito: quello di lasciarsi andare.
Il sistema sanitario è difficile da cambiare. Tuttavia, bisogna ancora sperare di aiutare i pazienti e i loro cari a reclamare il processo di morte da un approccio clinico a uno che è apprezzato come un’esperienza umana ricca e unica. I sogni e le visioni pre-morte aiutano a riempire il vuoto che potrebbe altrimenti essere creato dal dubbio e dalla paura che la morte evoca. Aiutano i morenti a ricongiungersi con coloro che hanno amato e perso, coloro che li hanno assicurati, affermati e portati loro alla pace. Guariscono vecchie ferite, ripristinano la dignità e reclamano l’amore. Conoscere questa realtà paradossale aiuta anche le persone in lutto ad affrontare il dolore. Poiché gli ospedali e le case di cura continuano a rimanere chiusi ai visitatori a causa della pandemia di coronavirus, può essere utile sapere che i morenti raramente parlano di essere soli. Parlano di essere amati e rimessi insieme. Non c’è alcun sostituto alla nostra presenza per i nostri cari nei loro ultimi momenti, ma potrebbe esserci di conforto sapere che sono stati in compagnia di visioni rassicuranti.

Daniele Corbo

Bibliografia: The Conversation

Immagine: Stairway to Heaven (Harry Weisburd)

20 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ana de Lacalle ha detto:

    Pues me debe quedar bastante aún…jajajajajajajaj

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    1. ¡Realmente deseo que vivas mucho!!😉😁

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  2. Hangaku Gozen ha detto:

    My mother in her last days talked about her parents appearing at her bedside at night; she also spoke of a Buddhist priest who told her in her dreams that she would be studying the dharma and learning how to be at peace. The doctors and interns examining her said the pain medications often induced hallucinations, especially in patients with dementia. (My mother was in the advanced stages of the disease and had often complained of seeing people steal food from our kitchen, so I can’t entirely dismiss that.) However, these visions were very real to her, and for the first time in years she was lucid and calm. Thank you for writing this. I enjoy reading your blog, but this particular piece means a lot to me.

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    1. Hangaku Gozen ha detto:

      “For the first time in years…” The first part of that sentence got cut off!

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    2. Thanks for your intimate sharing and for your appreciation. Have a nice day

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  3. zoon ha detto:

    straziante

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    1. È vero, anche io ho provato forti emozioni.

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  4. Maurizio D’Amato ha detto:

    Ho avuto la stessa esperienza con mio padre morente.

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    1. Grazie di averlo condiviso…

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  5. luisa zambrotta ha detto:

    Davvero emozionante!

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    1. Io l’ho trovato sorprendente! Un abbraccio cara Luisa😘

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      1. luisa zambrotta ha detto:

        Buona serata, Daniele 😘😘😘

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  6. lucetta ha detto:

    Anche il mio papà alcuni giorni prima di morire, addirittura da sveglio e con mamma e sorelle accanto, guardava verso la porta della stanza e sorrideva dicendo di farsi avanti alla madre e ad un cugino che erano morti da tempo. Li vedeva lì davanti a lui mentre i presenti non vedevano nulla.

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  7. gianni ha detto:

    Molto rassicurante e autoassolutorio verso le pratiche mediche attuali di isolamento dei malati, apparentemente inevitabili in questa fase delle conoscenze scientifiche.
    Anche ad un profano come me appare plausibile che sia prevista per la struttura fondamentale una compensazione nella fase di avvicinamento alla morte fisica, una specie di freno automatico che mitiga il terrore molto occidentale a dire il vero, io preferisco l’approccio tibetano a questo passo inevitabile senza aver comunque sposato per intero tutto il corollario di regole relativo.
    Per stare con i piedi per terra nel campo del dimostrabile sarebbe interessante approfondire le conoscenze su quale sia il ruolo cerebrale naturale in tutto ciò e quanto invece sia frutto dell’applicazione dei farmaci .
    E poi mi piacerebbe sapere se lei ritiene questo fenomeno una parte del più grande fascicolo delle NDE oppure no.
    Ritenere il cervello umano la sede principale e quasi unica delle nostre espressioni è molto “scientifico” ma come la mettiamo con il famoso detto popolare —–la mente automaticamente “mente”—-tante volte dimostrato nei fatti concreti?

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    1. è chiaro che va approfondito, però è un’informazione che non può essere scotomizzata con sufficienza. Non sono d’accordo con la frase “compensazione nella fase di avvicinamento alla morte fisica, una specie di freno automatico che mitiga il terrore “. Non conosco la sua esperienza con la morte, ma generalmente con l’avvicinarsi di essa il cervello non riesce così facilmente a consolarsi, rispetto al terrore che la morte evoca. Inoltre nello studio si consideravano migliaia di morti differenti, con terapie farmacologiche non sovrapponibili, per cui è da escludere un effetto dei farmaci.

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  8. gianni ha detto:

    Avendo ormai passato la settantina, per esempio, ho già visto i miei genitori morire, avendo anche la Fortuna di essere presente al momento della loro partenza verso l’ignoto, e poi tante altre persone a me vicine se ne sono andate un pò come succede a tutti…………….
    La morte è un passaggio stretto, un salto nel buio ma talmente logico e naturale che non mi ha mai fatto paura anzi è stata la molla per avvicinarmi allo studio e alla applicazione dei dettami del Karma fin da precoce inesperto, non ho fretta ovviamente ma ho sempre fatto fatica a spiegarmi la paura e la sostanziale impreparazione sull’argomento che mi circonda.
    D’altronde come Lei avrà avuto ampiamente modo di appurare ci sono moltitudini di persone che hanno paura anche di vivere……siamo sempre penosamente impreparati e a mio parere è una questione di valori insegnati, propagandati e assorbiti più o meno consapevolmente.

    Una unica cosa ho capito fin da bambino, i morti non tornano indietro e quello che ci rimane sono i nostri ricordi collegati a opere e oggetti o più spesso ai nostri pensieri su cui ritorniamo più o meno spesso in maniera personale molto diversa da individuo a individuo.
    Si dice che nelle NDE il morente rivede in un attimo la sua intera vita, è logico per me pensare che anche coloro che trapassano abbiano la stessa esperienza anche se non possono riferircela. Di conseguenza ritengo che sia possibile ( potrei dire probabile a mio parere ) che queste rivisitazioni inizino a manifestarsi parzialmente anche prima, all’avvicinarsi della fine che sicuramente il corpo è in grado di percepire in maniera netta ma ancora non del tutto comprensibile, non è assolutamente mia intenzione liquidare superficialmente il fenomeno ma come il corpo può autoprodurre veri e propri farmaci antidolorifici endogeni in caso di dolori così anche il cervello potrebbe fare lo stesso per tentare di dilazionare il cedimento o per allentare la tensione insostenibile della fine, è così incredibile?
    Riguardo ai farmaci mi ritrovo da un lato del banco diverso dal suo, pazienza ma mi sfugge un punto…….da una parte gli scienziati si arrampicano pure sugli specchi per spiegare alcuni fenomeni delle NDE, mi scuso per il pallino fisso ma così sono fatto io finchè non mi convinco, come conseguenza della somministrazione di diversi farmaci e dall’altra lei, che è parte della scienza, tende ad escludere le stesse responsabilità sull’oggetto dell’articolo.
    Anche le esperienze di pre-morte accadono a migliaia di persone tutte diverse e con percorsi di avvicinamento infinitamente variegati ma le esperienze riportate dalle persone che riescono a ricordarle si assomigliano statisticamente in maniera curiosa, escludere la responsabilità dei farmaci è incoerente e poco chiaro.
    Rimango ostinato e sgradevole forse ma sono sempre in cerca di risposte chiare.
    Cordialmente, …….a proposito non so se qualcuno l’ha già fatto notare perchè seguo il suo sito da poco ma alcuni articoli mi risultano di difficile lettura per la scrittura troppo compatta e senza sufficienti, per me, divisioni spaziali tra le frasi, forse la cosa ha qualche significato o forse no ma comunque va bene anche così, l’interesse per gli argomenti non ne soffre.

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    1. “ci sono moltitudini di persone che hanno paura anche di vivere……siamo sempre penosamente impreparati e a mio parere è una questione di valori insegnati, propagandati e assorbiti più o meno consapevolmente.” :Perfettamente d’accordo! Il mio punto di vista sulla morte, seppur visto da una prospettiva diversa, (cristiana) è molto simile al suo. Sulle NDE, francamente non ho un’idea, perché è tutto basato su ciò che è autoriferito a posteriori, invece il tema in oggetto è analizzato da terze persone durante il fenomeno. Detto questo, lo studio in realtà andrebbe molto ampliato perché è un dato meramente osservazione, senza l’appoggio di nessuna analisi. La mia affermazione sull’effetto dei farmaci era basata su due evidenze: 1) se le terapie a cui sono sottoposti i soggetti analizzati sono diverse o non ci sono terapie farmacologiche è ovvio che il risultato non sia indirizzato dal farmaco. 2) L’analisi statistica prevedeva come variabile di non interesse la terapia farmacologica, quindi è escluso l’effetto del farmaco.
      Infine grazie per i suoi commenti molto costruttivi e stimolanti. Volevo capire, per migliorare il sito e perché la cosa che più è importante è la fruibilità per chi legge, il problema che ha riscontrato. E’ di tipo tipografico (grandezza interlinea) o parla proprio della lunghezza eccessiva delle proposizioni? Grazie mille

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  9. gianni ha detto:

    Sono un lettore seriale di articoli di qualsiasi genere e anche negli articoli medio-brevi i miei occhi gradiscono gli articoli suddivisi per capitoli con qualche punto a capo e qualche frase particolarmente importante e/o fondamentale in grassetto o in maiuscolo.
    Questo rimane comunque un mio problema, magari ad altri va benissimo così però affrontare blocchi di venti o trenta righe senza spaziature a volte rende il compito difficile fatto sta che per gli argomenti che mi interessano molto io li scarico su un editor di testo e poi li dispongo a mio piacimento per memorizzarli e metabolizzarli meglio, nessun problema comunque.
    I veri problemi sono di sostanza, sono in campo avverso nel senso che le mie conoscenze sono limitate e quindi non insisto sul ruolo dei farmaci ma mi riesce difficile credere che persone in fin di vita non siano consumatori di farmaci “pesanti” con effetti diretti e indiretti di qualche interesse nel campo trattato dall’articolo, in qualche prossimo articolo magari riuscirò a trovare modo di esprimere meglio le mie obiezioni, forse.
    Grazie in ogni caso e buon lavoro.

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    1. Grazie per il consiglio, lo accolgo. Circa la sostanza: personalmente trovo arricchenti anche articoli con cui non sono completamente d’accordo. Comunque voglio sperare che qualche articolo su questo sito trovi il suo gradimento. Grazie, buona serata

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  10. gianni ha detto:

    Anche se non tutti gli argomenti mi prendono considero la scoperta del suo sito una fortunata circostanza e una importante integrazione ai miei campi di interesse, generalmente leggo, memorizzo e archivio per poi cercare di collegare le varie materie, perché se esiste un concetto che credo di aver capito questo senz’altro è che tutto è strettamente collegato ben oltre le evidenze scientifiche attuali in via di veloce ma tormentato accrescimento. Non esistono camere stagne sulla Terra in alcun campo e per estensione nell’intero universo.
    Raramente però mi azzardo, dal mio punto di osservazione, a dire qualcosa magari banale o contestabile ma credo nel confronto e nel gioco delle domande e risposte per cercare di capire. Grazie per le informazioni e il tempo condiviso.

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