Surgical Nurse: il ruolo chiave nell’Awake

Non raccontiamoci “storie”: pensare di dover subire un intervento al cervello spaventerebbe e preoccuperebbe chiunque; pensare di essere addirittura svegli mentre il chirurgo opera, procura un’ansia ed uno stress ancora maggiori ed inevitabili. Si tratta di una tecnica complessa, delicata, che non tutti gli ospedali sono in grado di seguire, che necessita di un’équipe multidisciplinare, oltre che ben “rodata”; anche per gli infermieri, seppur ben formati e con esperienza, rappresenta un momento di importante tensione, anche se poco è stato scritto su come essi reagiscono a questa procedura. 

Vi proponiamo quindi l’intervista a Laura Marmaglio, Infermiera del Blocco Operatorio di Neurochirurgia degli Spedali Civili di Brescia, con l’intento, questa volta, di offrirvi un nuovo punto di vista, oltre a quello del paziente, che però scoprirete vedrà sempre al centro la persona presa in cura. 

1) A QUANTI INTERVENTI DI AWAKE CRANIOTOMY HAI PARTECIPATO? 

Lavoro dal 2017 in blocco operatorio dell’U.O. di Neurochirurgia degli Spedali Civili di Brescia e, ad oggi, ho partecipato a 4 interventi di Awake Craniotomy (craniotomia da sveglio), 2 volte come strumentista e 2 come infermiera di sala. 

2) L’INFERMIERE NECESSITA DI UNA PREPARAZIONE SPECIFICA PER PARTECIPARE A QUESTI INTERVENTI? SE NO, SECONDO TE SAREBBE UTILE?

Secondo il mio punto di vista non è necessaria una preparazione specifica, ma avere solide conoscenze ed una esperienza lavorativa consolidata in sala operatoria Neurochirurgica è rilevante, poiché anche se dal punto di vista clinico strumentale l’intervento in sé non cambia, si riscontrano alcune differenze legate al fatto che il paziente è sveglio. L’infermiere esperto è in grado di guidare e fornire sicurezza a tutta l’équipe presente. Tuttavia, potrebbe essere utile una procedura standardizzata che, condivisa con tutte le figure professionali, espliciti le attività e le responsabilità di ogni singolo professionista che partecipa all’intervento al fine di rendere ogni momento chiaro, fluido e sicuro. 

7) IL PAZIENTE CHE SUBISCE UN INTERVENTO DI QUESTO TIPO VIENE “PREPARATO” IN UN MODO PARTICOLARE? EVENTUALMENTE CON QUALI RISULTATI? 

Il paziente che deve essere sottoposto a questo intervento viene preparato ad affrontare questa procedura nei giorni precedenti. L’anestesista con parole semplici spiega come procederà dal punto di vista anestesiologico nelle varie fasi dell’intervento, ovvero nella fase di apertura (craniotomia) ci sarà una minima sedazione, poi il paziente rimarrà vigile e collaborante durante l’asportazione della lesione in quanto dovrà essere costantemente sottoposto a test ( gli verrà chiesto di contare, leggere, ripetere frasi);  terminata l’asportazione della lesione la sedazione diverrà più marcata al fine di garantire un po’ di riposo. 

Il neuropsicologo si occupa dell’aspetto psicologico; per affrontare al meglio l’intervento, illustra in maniera dettagliata i test e gli esercizi che verranno richiesti durante la procedura; questo consentirà anche di avere anche un confronto pre e intra operatorio. 

I tecnici di neurofisiopatologia spiegano come avverrà il monitoraggio neurofisiologico, spiegando che prima dell’intervento verranno posizionati degli aghi in diverse parti del corpo per valutare i vari distretti e l’insorgenza di possibili deficit sensitivi e motori durante l’asportazione della lesione. 

Il medico chirurgo spiega come avverrà la procedura illustrando i rischi e i benefici di un intervento da sveglio. 

3) CREDI CHE L’INFERMIERE DEBBA AVERE, OLTRE A QUELLE TECNICHE, ANCHE ALTRE COMPETENZE?

L’infermiere che partecipa all’intervento di Awake deve essere padrone, come detto in precedenza, del proprio ruolo ben consolidato di infermiere di sala operatoria o di nurse di anestesia; se dovessero presentarsi criticità rianimatorie, deve saper coordinare gli interventi da mettere in atto salvaguardando il paziente e mantenendo la sterilità, necessaria in ogni tipologia di intervento. Ma soprattutto deve essere in grado di garantire sempre sicurezza, mantenere la calma, controllare le proprie emozioni; è imprescindibile, poiché la persona è sveglia e potrebbe manifestare ansia, preoccupazione o avanzare richieste di qualsiasi tipo, che l’infermiere non lasci trasparire le proprie difficoltà sia gestionali che emotive perché il paziente potrebbe percepirle. 

5) CHE RUOLO RIVESTE L’INFERMIERE? 

L’infermiere riveste un ruolo importante in questo, così come in tutti gli interventi, poiché è il punto di riferimento di tutte le figure professionali che partecipano. Si potrebbero paragonare ai padroni di casa con gli ospiti: tutte le richieste vengono esposte in primis agli infermieri. Sono la prima figura che i pazienti incontrano entrando in blocco operatorio, che si occuperà di loro per tutta la permanenza in sala, nonchè di tutto il materiale necessario all’intervento. 

4) QUALI DIFFICOLTA’ HAI INCONTRATO, SE CI SONO STATE, QUANDO HAI PARTECIPATO AD UNA AWAKE? E’ UN INTERVENTO PIU’ STRESSANTE RISPETTO AGLI ALTRI? 

Si, ho riscontrato delle difficoltà, in primo luogo di tipo logistico: spesso mancano gli spazi per garantire la privacy durante le manovre di preparazione all’intervento; ad esempio il catetere vescicale che solitamente viene posizionato a paziente addormentato, in questo caso avviene nella piena consapevolezza del malato; essendo numerose le figure professionali presenti, talvolta ho avuto difficoltà a muovermi agevolmente all’interno della sala. 

Per l’infermiere e l’anestesista inoltre è un intervento molto stressante dal punto di vista psicologico: l’ansia è a livelli altissimi; si ha sempre la consapevolezza che l’imprevisto possa accadere e che vada gestito con prontezza, ma rispetto alle altre volte il paziente vede come agisci e sente ciò che dici. Quindi oltre a dover mettere in atto tutte quelle procedure tecniche di cui normalmente si è padroni, in questo caso è importante riuscire a comunicare, soprattutto in maniera non verbale, in modo pacato non solo con l’èquipe chirurgica ma anche con la persona stessa. È molto impegnativo… 

6) AVRESTI DEI CONSIGLI O SUGGERIMENTI PER MIGLIORARE L’ASSISTENZA INFERMIERISTICA DURANTE QUESTO TIPO DI INTERVENTI? 

Dobbiamo cominciare a pensare che la preparazione di un paziente a questo tipo di intervento chirurgico inizia molto prima dell’ingresso in sala operatoria; il paziente che conosce anticipatamente il personale che incontrerà e che visiona anche i locali dell’intervento affronterà sicuramente in modo meno angosciante l’operazione poiché avremo rimosso una importante quota di “ignoto” che genera sempre paura. Questa attività potrebbe essere tranquillamente svolta il giorno precedente attraverso un percorso guidato e ritengo possa essere utile anche all’infermiere poiché riuscirebbe ad instaurare un rapporto di fiducia e complicità con la persona assistita. Solo recentemente abbiamo iniziato ad introdurre questa modalità di accompagnamento ed in effetti i risultati sono stati positivi in termini di riduzione dell’ansia e maggior compliance del malato.

Un’altra problematica riscontrata è la presenza di innumerevoli figure in sala operatoria; si tratta di un intervento multidisciplinare che coinvolge inevitabilmente tanti professionisti, ma talvolta, a causa del grande interesse che questa procedura suscita, il paziente si sente come protagonista di un “evento” è portato a sentirsi osservato e di conseguenza si agita più facilmente;  il fulcro dovrebbe invece essere sempre il prendersi cura. 

Sarebbe infine utile che anche gli infermieri di degenza, possano partecipare almeno una volta ad una “awake” per percepire il carico di stress a cui è sottoposto il malato e darsi quindi spiegazione dell’apatia spesso riscontrata nei giorni successivi.  

8) HAI RIVISTO O HAI AVUTO MODO DI RIVEDERE I PAZIENTI CHE HAI SEGUITO ANCHE A DISTANZA O NEL POST OPERATORIO? SE SI, CHE PERCEZIONE HANNO AVUTO? 

Purtroppo, non ho mai avuto modo di rivedere o sentire pazienti che ho seguito durante l’intervento, per conto di altri ho saputo che l’esperienza è stata impegnativa dal punto di vista psicologico ma positiva; è stata molto apprezzata l’idea di conoscere il personale in anticipo e di effettuare la visita in blocco operatorio il giorno precedente: è servito a ridurre l’ansia e arrivare più preparati e consapevoli all’intervento.

Grazie Laura per aver condiviso con noi la tua esperienza, speriamo che anche in questo ambito la professionalità dell’infermiere possa crescere e migliorare la qualità del servizio fornito nell’ottica del miglior risultato possibile per il paziente. 

Elena e Lorena

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Le perle di R. ha detto:

    Interessante intervista.

    Piace a 1 persona

    1. Si, davvero interessante. Grazie Rita

      Piace a 1 persona

      1. Le perle di R. ha detto:

        Grazie a te 🙂

        "Mi piace"

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