Angel-Cuore Latino

Ben ritrovati lettori di Ombre Svelate, a nome di tutto l’Atelier vi auguro mesi intensi sia in queste pagine mensili che nelle vostre quotidiane.
In questo primo numero dell’anno voglio omaggiare un amico, un amico di Airno,il cantautore e scrittore Angel Luis Galzerano, condividendo un suo scritto struggente e delicato, come lo sono diverse sue composizioni.
Angel è figlio del tempo in cui si cercava un riscatto alla propria esistenza in altri Paesi, nasce a Montevideo in Uruguay e decenni dopo torna alle sue origini italiane. Con la sua musica, i suoi testi ed i suoi racconti ci rende partecipi di un viaggio suggestivo e contemplativo, come i veri viaggi sanno essere. Mi sono fermata, per ora, alla tappa Angelina.
Chissà cosa hai provato, tu con i tuoi vent’anni, quando la nave partiva per quel piccolo paese che stava dall’altra parte del mare. Non avevi mai viaggiato, non ti eri mai allontanata dai tuoi genitori. “L’America” dicevano, e forse immaginavi un luogo senza miseria né povertà dove ricominciare.
Le valigie di cartone le hai conservate per molto tempo – ed io le ho viste- forse con la speranza di ritornare. Chissà quanti pianti nascosti all’arrivo in quel luogo dove non capivano le tue parole e dove l’America si era già offerta ad altri. Campora era lontana e con tutte le tue forze cercasti di allevare quattro figli, dividendoti tra le tue fatiche di lavandaia e un marito che forse non capivi più.
Lavoravi anche quando la febbre s’impossessava del tuo corpo e le tue gambe diventavano pesanti come se non ti appartenessero, lavoravi anche pochi giorni dopo il tuo ultimo parto.
Le foto in bianco e nero ti ritraggono con l’aria di chi si è rassegnata a un destino non voluto e oggi è tutto ciò che rimane di te.
Qualcuno ti avrà mai chiesto cosa provavi nella lontananza? se preferivi il colore rosa al rosso? il dolce al salato? il sabato al lunedì? se avresti voluto ballare?
Chi ti ha conosciuta dice di te che eri buona, lavoratrice come poche, che sapevi perdonare e amare. Confonde oggi camminare dove tu fosti bambina, nei campi dove hai versato il tuo sudore, confonde vedere l’albero che ti donò la sua ombra. Avevi trentatré anni quando te ne sei andata, lasciando nei tuoi figli il vuoto dell’amore negato.
L’avere avuto soltanto dieci mesi di vita non mi aiutò di certo a trattenere qualche tuo ricordo; ma io so che, da qualche parte della mia memoria deve essere rimasto un tuo bacio, una carezza, una ninna nanna che ti commuoveva perché ti ricordava i giorni dei giochi, lontano dalla solitudine. E non è servito a niente pregare una Madonna, troppo lontana anche lei.
Tante volte avrei voluto incontrarti in un sogno per abbracciarti, dirti dolci parole e cantarti, questa volta io, una canzone per farti riposare. Ma non accade mai. Questa sera hai abbandonato una fotografia e sei venuta a sederti accanto a me.
Ed io ti ho scritto una canzone.
Angelina, da Qui e d’altrove (Fotostoria di un’emigrazione) ed. Compagnia delle Lettere.
Per conoscere meglio Angel consiglio di cercare il suo canale youtube e la sua pagina Facebook.

Simonetta Fantoni

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