OMBRE SVELATE APRILE 2022

Editoriale: Il Conflitto dell’Autodeterminazione, pretestuosa violenza contro il genere umano

Abbiamo paura. Avere paura è normale, anzi è sano. Quando però prende il sopravvento paralizza o addirittura cambia il nostro pensiero ed i nostri comportamenti. Diceva Paolo Borsellino che “non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”. O spesso fa fare passi indietro.
Il diritto “imprescrittibile” e “inalienabile” all’autodeterminazione spetta ad ogni popolo ed è riconosciuto da molteplici patti internazionali a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948. In base a tale diritto la sovranità dell’essere Umano e della Famiglia Universale dovrebbe sempre prevalere sul principio di sovranità degli Stati e di non ingerenza negli affari interni. Nonostante la logica pacifista sostenuta da tale diritto, la rivendicazione dell’autodeterminazione fa sprofondare storicamente in scontri armati inizialmente “interni”, ma che frequentemente sfociano in conflitti internazionali.
La stessa definizione di “popolo” risulta piuttosto ambigua perché si fonda sulla presenza di un patrimonio culturale comune e di un progetto politico che comporti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione. In tale contesto possono, tuttavia, essere collocate anche le minoranze etniche, linguistiche o culturali, che il diritto internazionale tutela attraverso adeguate normative, ma di cui non riconosce il diritto all’autodeterminazione. La situazione si complica quando tali “minoranze” si identificano in un popolo maggiore di altri stati rivendicando l’autonomia territoriale o il diritto all’autodeterminazione. Generalmente si osserva la repressione di tali movimenti da parte dello stato “sovrano” e la “non ingerenza” da parte degli stati terzi; tuttavia, tale condizione si trasforma spesso in una pretestuosa opportunità di espansione quando sussistono interessi di natura politica ed economica.
La brutale violenza nei confronti del genere umano utilizza strumenti ambigui e discrezionali per non essere percepita come tale da chi la esercita.
Tendenzialmente quando percepiamo la presenza e la vicinanza di un pericolo siamo spinti ad emettere giudizi e siamo portati a prendere posizioni nei confronti di chi apparentemente si schiera contro il nostro mondo di valori ed ideali. Difficilmente siamo interessati ai sanguinosi conflitti lontani dai nostri confini e generalmente non sentiamo la necessità di schierarci in favore di uno dei popoli coinvolti. Tuttavia, quando ad essere più in pericolo non è tanto il “genere umano”, ma quello che riteniamo essere il nostro mondo, siamo pronti a campagne pacifiste, armate da chi commette violenza in nome dei propri interessi.
Abbiamo avuto paura, ed oggi, forse, abbiamo ancora più paura, perché il pericolo lo sentiamo vicino e ci sembra che la nostra vita possa cambiare da un momento all’altro. Il nostro pensiero non può che andare a sostegno di chi sta perdendo la vita in un conflitto surreale. Ma non dobbiamo ignorare che siamo tutti responsabili dell’incapacità di realizzazione pacifica del diritto all’autodeterminazione e che in ogni momento possiamo affrontare situazioni analoghe a quella attuale, potenzialmente risultando carnefici agli occhi della Storia. E la paura non ci deve condizionare.

A cura di Pier Paolo Panciani, Daniele Corbo e Antonio Biroli

Ombre Svelate – Aprile 2022: Gli Articoli del Mese
clicca sul titolo per leggere:
1) BIOSTAMPA 3D DI UN TUMORE CEREBRALE
2) IL VALORE DI UN ABBRACCIO
3) INCIDENZA DELLE NEOPLASIE CEREBRALI
4) ASPETTI NEUROPSICOLOGICI: UN AIUTO CONCRETO
5) ANGEL-CUORE LATINO
6) CAPRACOTTA, REGINA DELLA PEZZATA

Si ringrazia l’Atelier Spazio Arte e Simonetta Fantoni per le immagini

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